Lo spazio dopo Interstellar (PART TWO)

Cominciamo da dove avevamo concluso.

Ante Scriptum – Orion

Orion è decollata, ha superato la Stazione Spaziale Internazionale, raggiunto e i 58000m i 2000 gradi, per poi fare splash come il migliore dei Magikarp nell’Oceano Pacifico.
Un volo perfetto, durato poco più di 4 ore, svoltosi secondo le previsione e senza alcun problema tecnico. Il modulo ha attraversato due volte la fascia di Van Allen, che si chiamava così ancora prima dei fratelli Van Halen, senza che le radiazioni lo scalfissero più di quanto dovuto.
ll decollo, a causa di venti troppo forti, era stato rimandato di un giorno, ma ciò non ha impedito alla NASA definire la missione un successo.
Gli scienziati festeggiano perché lo scudo termico ha retto, gli storici segnano sul calendario la data in cui, a quasi 42 anni dal 7 Dicembre 1972, una navicella americana adatta a trasportare astronauti ha trasportato se stessa, e nessun Eugene Cernan, Ronald Evans o Harrison Schmitt, in un viaggio così lontano dalla casa-base in Florida.
Intanto qualche chilometro più in là, fa sapere la NASA, sta per essere ultimato il SLS, o Space Launch System, che dalle prossime missioni di Orion si occuperà di spedirlo a distanze ben superiori rispetto a quelle del 5 Dicembre, perché l’obiettivo finale, posto per la prima volta così in alto, è il pianeta Marte. Previa una precedente tappa su qualche asteroide random.
SLS sarà il più potente razzo mai costruito e, già al suo debutto nel 2018, disporrà delle capacità di superare l’orbita lunare e, sin dal primo incontro con Orion, scrivere nuove pagine del libro dei Guinness sotto voce esplorazione dello spazio.

Espletato quanto rimasto in sospeso è ora di parlare della nostra seconda donna dello spazio: Samantha Cristoforetti.

@AstroSamantha

Samantha Cristoforetti, in arte @AstroSamantha, appare per la prima volta al grande pubblico il 5 Ottobre a Che Tempo Che Fa. Come da tradizione, la presenta Filippa Lagerback e ad accoglierla in studio c’è un Fabio Fazio per niente in imbarazzo ad esibire ai suoi telespettatori una “sconosciuta”, perché sotto quei capelli a caschetto c’è una donna che merita la ribalta: lei salirà, come ingegnere di volo, sulla Stazione Spaziale Internazionale. Lei sì, e tutti voi no. Lei sì, e Noam Chomsky, Bono e Ian McEwan no.
Inoltre facendo un po’ di Wikipedia si capisce che il suo non è un curriculum qualunque. Lei..


ha compiuto gli studi superiori dapprima a Bolzano e poi a Trento, laureandosi in ingegneria meccanica all’Università tecnica di Monaco, in Germania.
Nel 2001 è ammessa all’Accademia Aeronautica di Pozzuoli, uscendone nel 2005 come ufficiale del ruolo naviganti normale e con la laurea in Scienze aeronautiche. Successivamente si specializza negli Stati Uniti presso la Euro-Nato Joint Jet Pilot Training di Wichita Falls in Texas.

[…]

A maggio 2009 è selezionata come astronauta dall’Agenzia Spaziale Europea — prima donna italiana e terza europea in assoluto dopo la britannica Helen Sharman (1991) e la francese Claudie Haigneré (2001) — risultando tra le sei migliori di una selezione alla quale avevano preso parte 8 500 candidati.


Il 23 Novembre 2014 parte dal cosmodromo di Bajkonur, insieme ad Anton Shkaplerov e Terry Virts, direzione ISS. Aggiungo io.
Nello spazio Samantha si porta calzini, pantaloni e 500 libricini ricchi di citazioni ed estratti che, una volta tornati sulla Terra, diventeranno souvenir unici. Ma come si arriva sulla Stazione Spaziale Internazionale?
Al momento l’unico luogo di lancio è, come ripetuto più volte, Bajkonur. Da lì decollano i soyuz, veicoli spaziali in cui c’è lo spazio persino per muoversi un po’ e sbirciare la Terra dal finestrino durante le 6 ore che servono per raggiungere destinazione.
Brutto a dirsi – ah, la celebre fantasia dei russi – ma il soyuz, navicella, decolla grazie al soyuz, lanciatore, che la trasporta nell’orbita desiderata in 9 minuti. Il processo è breve e diviso in tre fasi, ognuna delle quali è avviata da un’accelerazione sempre crescente e dal distacco dalla navicella vera e propria dei moduli non necessari al viaggio spaziale.
Durante questi pochi minuti gli astronauti sono sottoposti ad uno sforzo fisico notevole infatti, nonostante nello spazio la gravità sia nulla, le forti accelerazioni fanno sperimentare loro un peso sino a tre volte e mezza quella terrestre.
Dopo 9 minuti la navicella viaggia a 27600km/h, la stessa velocità della Stazione Internazionale, attorno alla Terra ed è pronta ad avvicinarsi al suo obiettivo. Inizialmente il soyuz segue un’orbita più bassa per poi raggiungere ISS nel tempo di quattro orbite, le 6 ore prima citate, e avviare la procedura fly around che permetterà l’attracco.
Samantha, due settimane e qualche giorno nello spazio, è già al lavoro per portare a termine più di 250 esperimenti, nella buona parte dei quali è lei il soggetto studiato. Particolarmente importanti saranno gli studi riguardo sonno, meccanica cardiaca e alimentazione, ma l’astronauta italiana dovrà testare anche una macchinetta per il caffè, per il bene della meccanica dei fluidi dicono.
Inoltre sarà essenziale la sperimentazione di una stampante 3D che, se dovesse funzionare anche in assenza di peso, permetterà agli astronauti di fabbricarsi gli utensili necessari alla loro permanenza nello spazio. Bene, se non altro almeno ora è chiaro perché Beppe Grillo ha chiamato il suo partito Movimento 5 Stelle.
La missione di Samantha è denominata Expedition 42 e la terrà occupata sino a Marzo. Nel frattempo, per chi ha il tempo di seguirlo, è online il blog quotidiano invece, per chi è interessato ma pensa di aver di meglio da fare, l’appuntamento è su Twitter con l’account @AstroSamantha. Altrimeni Fazio legge un paio di tweet ogni Sabato in diretta.
Anche per la part two è tutto, un in bocca al lupo alla prima donna italiana sull’avamposto dell’umanità nello spazio(cit.).

Ennesimo post scriptum

E intanto il mondo non sta a guardare. Se le agenzie spaziali ufficiali hanno così tanto a cuore argomenti come l’assenza di gravità e l’orbità terrestre, c’è qualcun’altro che fa della scienza il suo hobby e agisce per passione.
Questo è il caso del Michiana Rocketry Club, gruppo di appassionati di missilistica, con l’intendo di far vedere al mondo che non devi essere per forza la NASA per lanciare un razzo nello spazio, e non c’è bisogno di Orion e Soyux per divertirsi. Sì, ma allora cosa?
Un porta-potty o, per i non anglofoni, una toilet portatile. Il nostro toi-toi.
L’evento, avvenuto il 7 Dicembre dopo essere stato di 2 settimane di rinvio causa cattivo tempo, si è svolto a Three Oaks, Michigan, dove una discreta folla si è riunita per assistere al lancio.

Due anni di lavoro, tanto il periodo preparatorio che ha visto all’opera un team di 30 persone circa, sono culminati nel punto più breve tra fuoco e direttrice della parabola che il toi-toi ha percorso dal punto di decollo sino ad un campo di soia, la cosidetta soybean per gli amanti di Farmville, 600 metri più in là.
Un successo. E lo è stato davvero se oltre ad aver messo le ali ad un cesso, è riuscito nel suo intento principale: convincervi che se siete abbastanza folli e non siete soli nella vostra follia, niente è impossibile!

Vola toi-toi, vola!
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