Lo spazio dopo Interstellar (PART ONE)

par – tò – ne
dall’inglese: part one
sign: parte molto estesa, lunga da leggere, e prima di una serie, oppure no

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Tutto è iniziato con Interstellar, o quasi. AstroSamantha e Rosetta sono venute dopo. Forse qualche tempo fa l’uomo era andato sulla Luna, ma potrebbe essere stata tutta una finzione, d’altronde anche Nolan non chiarisce questo punto. Post hoc ergo propter hoc, direbbe il professore universitario di Logica che, per scelta, non ho mai avuto. Insomma, solo perché questi fatti sono avvenuti dopo l’uscita del film non significa che ne siano conseguenza e anzi, non lo sono affatto. Com’è ovvio che sia dietro ad una missione spaziale ci sono anni di lavoro, svolto da persone che noi vediamo solo nelle enigmatiche e silenziose dirette di decolli o attracchi. E qualcuno si permette pure di dire che sono vestiti male.
Insomma si fa un grande parlare di spazio e le uniche fonti d’informazione sono il TG4 e e Mentana. Ah no, Mentana è in diretta per commentare gli exit pool per l’elezione dell’amministratore di condominio. Perciò se si vuole approfondire la questione bisogna affidarsi alla rete. Io l’ho fatto, e non ho potuto fare a meno di notare che lì in alto, senza bisogno di quote rosa, le donne sanno farsi valere(tranquilli, non guidano loro!). Una di loro è senz’altro la Grande Madre, la Stazione Spaziale Internazionale.

La Stazione Spaziale Internazionale
La Stazione Spaziale Internazionale, la cui funzione prima è di laboratorio di ricerca scientifica, è un giocattolone orbitante – gira a 400km dalla Terra ad una velocità intorno ai 27600km/h – di proprietà di NASA, ESA(Europa), CSA(Canada) JAXA(Giappone) e agenzia spaziale russa. Un ottimo esempio di collaborazione, non fosse che la Russia mantiene il completo controllo sull’utilizzo dei moduli da lei finanziati, secondo il famoso motto comunista: “Ciò che è tuo è nostro e ciò che è mio è mio”.
Abbreviata in ISS, si presenta in tutta la sua grandezza come un enorme tubo, 100m di lunghezza per 20m di diametro, in cui possono sostare massimo sei astronauti alla volta. Sempre sei sono le ore necessarie per raggiungerla e, nel caso foste tra i fortunati scelti per partire, l’unico luogo decollo è Baikonur in Kazakistan, dove si trova il cosmodromo da cui partono i soyuz. Dalla costruzione principale si diramano otto braccia laminari, quattro per lato, di pannelli solari, perché il petrolio costa e poi mica potevano costruire pure la Stazione di Servizio Internazionale.

Mettere piede sull’ISS è concesso a pochissimi, ma i privilegi non sono gli stessi riservati agli abitanti di Beverly Hills. La giornata tipo di un astronauta inizia all’interno del proprio sacco a pelo, in cui ha trascorso le ultime ore galleggiando nell’aria, incollato alla parete di un armadio a muro che fa da camera da letto. Si può immaginare che, il viaggiatore dello spazio, svegliatosi privo di alcun classico riferimento temporale, – dato che dalla Stazione è possibile osservare l’alba sulla Terra sedici volte al giorno, una ogni ora e mezza, e così anche per il tramonto – voglia recarsi in bagno per rinfrescarsi, purtroppo anche un’azione così banale presenta numerose difficoltà. L’acqua infatti, proprio come tutto il resto, non è soggetta ad alcuna forza di gravità e perciò, al fine di evitare inutili spargimenti… d’acqua, che potrebbero causare danni alla Stazione, deve rimanere chiusa all’interno di appositi contenitori.
Rimanendo in tema, dopo una lunga fase di stallo, in cui gli astronauti erano costretti a effettuare i loro bisogni dentro a sacchetti di plastica, ora anche lo spazio fornisce tutta la comodità del WC, aspirante s’intende.
Stabilirsi nello spazio per qualche mese non è una vacanza, ma un lavoro. Gli astronauti sono costretti a turni massacranti, principalmente effettuano test su nuove tecnologie, spaziali e non. Insomma, se i fondi per la ricerca non ci sono sulla Terra, loro vanno a farla in orbita. Come se non bastasse, gli astronauti oltre ad eseguire gli esperimenti sono a loro volta monitorati per trarre informazioni sulle risposte corporee dovute all’assenza di gravità, e in alcuni casi i risultati hanno portato persino ad un peggioramento della loro condizione di vita.
Un esempio di ciò riguarda l’alimentazione. È stato riscontrato che la pressione intracranica, dovuta allo spostamento di fluidi corporei in assenza di gravità, è peggiorata da una dieta ricca di sale. E perciò addio al gusto di una bella bistecca salata al punto giusto. Ma come, gli astronauti non si nutrono di pillole insapore? La risposta è no. L’immaginario collettivo si sbaglia, nello spazio si può mangiare con gusto. Scott Joseph Kelly, che sull’ISS c’è stato e ci ritornerà nell’Estate 2015 per rimanerci un anno intero, racconta di aver scambiato ore di esercizio sulla cyclette con la sua collega Cady Coleman in cambio delle bistecche di cui non poteva fare a meno. Oltre a dover lavorare, gli astronauti devono tenersi in forma e fare esercizio fisico, altrimenti ossa e muscoli, non il grasso ovviamente, tendono a indebolirsi, causa assenza di gravità. E sì, una vita grama, ma volete mettere il paesaggio?

Un omaggio di https://twitter.com/astrosamantha

Post Scriptum(Marte all’interno)
E non solo le ragazze. Lo spazio è proprio di moda e domattina la NASA debutterà con la serie di missioni Orion, il cui obiettivo è di portare l’uomo oltre l’orbita della Luna. Si parla di Marte, si parla di anni di lavori. Alle 13.05 ora italiana(7:05 a.m. Eastern time) del 4 Dicembre da Cape Canaveral decollerà un modulo destinato soltanto ad alcuni test. In particolare la missione di domani lancerà la navicella ad un altezza di circa 5,800km, circa 15 volte la distanza tra la Terra ed ISS, e poi lascerà che questa ritorni, sospinta dai suoi razzi, verso l’oceano Pacifico ad una velocità di circa 32000km/h.
Perchè? La sfida è quella di sperimentare la resistenza al caldo, che dovrebbe superare i 2000 gradi Celsius, dello scudo costruito per proteggere i futuri voli spaziali. Se sarà Scott Kelly, o suo fratello gemello(!), a partire per Marte non è dato saperlo. Sicuramente non si tratta di un’operazione a brevissimo termine. Infatti la prossima missione Orion non si svolgerà prima del 2017, e servirà per testare le attrezzature della navicella. Mentre, per vedere un uomo avventurarsi oltre l’orbita lunare, bisognerà aspettare almeno il 2021, e in quel caso l’obiettivo potrebbe essere un “semplice asteroide”.

VlS

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