Coppa d’Asia, l’Oriente e la grande opportunità

L’AFC Asian Cup è la maggiore competizione per nazionali asiatiche. L’AFC, una delle sei federazioni sovra-continentali che aderiscono alla FIFA – le altre sono CAF(Africa), CONCACAF(Nord America), CONMEBOL(Sud America), UEFA(Europa) e OFC(Oceania) -, organizza il torneo ogni 4 anni.
L’ultima edizione si è svolta nel 2011 in Qatar ed è stata vinta dal Giappone. Quest’anno la Coppa d’Asia si terrà in Australia e, a contendersi il trofeo, saranno 16 squadre. Il torneò si svolgerà tra il 9 al 31 Gennaio 2015 e il vincitore, oltre alla gloria, otterrà la qualificazione alla Confederations Cup che si svolgerà in Russia nel 2017.

In questi giorni i media del Belpaese si sono occupati dell’evento abbinandola alla CAF Cup of Nations, o Coppa d’Africa, la quale inizierà il 17 Gennaio 2015. La loro collocazione invernale è stata un’occasione troppo ghiotta per derubricare le due competizioni da ciò che è considerato d’interesse, prendendole in esame solo come ostacolo per la competitività delle squadre, costrette a privarsi dei loro giocatori per un mese, o come spunto per intavolare false discussioni di mercato.
In realtà, per tifosi e giocatori coinvolti, l’evento ha la stessa portata degli Europei, che per noi sono vera e propria alternativa estiva ai Mondiali. Tuttavia, per quanto riguarda la qualità, l’AFC Asian Cup di quest’anno non si può dire sullo stesso livello degli altri tornei continentali. Infatti nessuna delle squadre partecipanti è presente nelle prime 50 del ranking FIFA, termometro globale della forza calcistica delle Nazionali, 10 si inseriscono tra le posizioni 51-100 e le restanti 6 sono oltre, con il fanalino di coda Corea del Nord 150esima in classifica.
Un’altra prova che la qualità del calcio asiatico non sia pari a quella degli altri è la prestazione complessiva dei team asiatici agli scorsi Mondiali: Australia, Giappone, Corea del Sud e Iran non sono riuscite a raggiungere gli ottavi di finale e la situazione è ancora peggiore analizzando i singoli risultati. Infatti tutte e quattro le Nazionali sono arrivate ultime nel loro girone raccogliendo, su 12 partite, 9 sconfitte e 3 pareggi.
Le squadre qualificate per la Coppa d’Asia sono state divise in 4 gironi in base all’ordine di posizione nel ranking FIFA. Le teste di serie di ogni gruppo dovrebbero riuscire a passare il turno senza problemi.
Australia e Corea del Sud, entrambe nel girone A, sono, con il Giappone, le favorite per la vittoria finale. Il Giappone in particolare può contare sull’esperienza internazionale di molti dei suoi giocatori, i quali giocano o hanno giocato in Italia e Germania, tra cui Kagawa; l’Australia, che non ha avuto un grande rocambio generazionale, ha convocato qualche giovane di prospettiva, su tutti il portiere Ryan, ma fa affidamento principalmente sui giocatori che l’hanno resa grande nell’ultimo decennio; la Corea del Sud, i cui uomini migliori sono stati adottati da team tedeschi e inglesi, al contrario dispone di una squadra molto giovane e talentuosa, il nome da fare è Son, già 5 goal in Bundesliga quest’anno.
Le outsider del torneo sono Uzbekistan e Iran. La prima, testa di serie del gruppo B, è arrivata quarta nel 2011 e conta molto sui calciatori emigrati sportivamente in Russia; l’Iran, testa di serie del gruppo C, è la squadra asiatica che meglio ha figurato agli scorsi mondiali. Grande attesa intorno alla Palestina, Nazione in guerra perenne e Nazionale combattiva, alla sua prima apparizione.
Dati i recenti risultati internazionali, lo scarso interesse sportivo per la Coppa d’Asia sembra essere giustificato, tuttavia non guardare con curiosità verso Oriente denota una grave mancanza di prospettiva.
Perché? Perché l’Asia ci osserva con sempre più interesse e dispone dei mezzi per comprarci. Lo sceicco qatariota Al-Kelhaifi ha acquistato il PSG nel 2011 e lo ha reso un top team in meno di un lustro, nello stesso periodo la squadra cinese del Guangzhou Evergrande ha offerto un contratto pluri-milionario all’allenatore italiano Marcello Lippi e ha riscosso tre scudetti consecutivi, il Qatar si è assicurato i Mondiali 2022 grazie ad una proposta organizzativa economicamente impareggiabile anche per gli USA.
Un ultimo esempio, il più vicino ad una buona fetta di italiani, è l’acquisizione dell’Inter da parte dell’imprenditore indonesiano Erick Thohir. Il piano del manager è quello di sfruttare il brand Inter e venderlo ai suoi compatrioti, aumentado i ricavi del club e riuscendo a ritornare grande rispettando i vincoli del fair-play finanziaro UEFA.
Il mercato asiatico ci brama e noi neanche lo consideriamo, eppure ne avremmo un disperato bisogno. Non si tratta di svendersi, ma di cogliere l’occasione cedendo quel tanto che basta per poi riprenderselo con gli interessi: il calcio a chi ha i soldi, i soldi a chi non ha il calcio. E tutti contenti.
Ovviamente l’operazione non è così semplice e per compierla servono individui competenti e fortunati, ma ignorare completamente l’istanza asiatica è sinonimo di uno sguardo cieco alle nuove opportunità. E allora perché non dare un’occhiata a quello che l’Asia ha da offrire?

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