Una solitudine troppo rumorosa #8 – Ammaniti, Io e te

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Due corsivi che stanno a mo’di prologo ed epilogo e che fanno da cornice al lungo flashback a voce narrante del protagonista: Lorenzo, un ragazzino. Si legge il bilico del racconto di una settimana in cui questo ragazzo scopre umanamente sua sorella (ma figlia di un’altra madre) quando invece cercava solo di scappare un po’ da tutto, lui, che è solo un ragazzino figlio disallineato (problematico?) di una borghesia in via d’estinzione. Continua a leggere “Una solitudine troppo rumorosa #8 – Ammaniti, Io e te”

Una solitudine troppo rumorosa #5 – Vila-Matas, Bartleby e compagnia

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“Il no è meraviglioso perchè è un centro vuoto, ma sempre fruttifero. Uno spirito che dice no con tuoni e fulmini nemmeno il diavolo in persona può costringerlo a dire sì. Perchè tutti gli uomini che dicono sì mentono; invece gli uomini che dicono no, be’, si ritrovano nella felice condizione di giudiziosi viaggiatori attraverso l’Europa. Varcano la frontiera dell’eternità con l’Ego come unico bagaglio. Mentre al contrario, tutta quella gentaglia che dice sì viaggia con mucchi di valigie e, maledetti loro, non oltrepasseranno mai le porte della dogana.”

Questo scrive in una lettera Herman Melville, lo scrittore celebre per la storia di Achab e la balena Moby Dick. Lo scrive al suo amico, altro celebre scrittore americano, Nathaniel Hawthorne. Continua a leggere “Una solitudine troppo rumorosa #5 – Vila-Matas, Bartleby e compagnia”

Una solitudine troppo rumorosa #4 – Benjamin, Immagini di città

benjA Berlino c’è un vestito che ti voglio comprare
A Berlino la luce piove dai lampioni
Come la nebbia intorno a Milano
[…]
A Varsavia, c’è un teatro dove ti voglio portare
Quando ritorno indietro,
Quando ritorno
Last Minute, Ivano Fossati

Le città sono i paesaggi che dipingiamo nel nostro autoritratto, come scrisse in una parabola Borges, in cui si raccontava di un pittore che cercava di dipingere tutto quello che aveva visto nella vita: laghi, fiumi, strade, persone e tutto quando e scoprì alla fine di essere riuscito a fare solo il proprio autoritratto.
Si tratta di passaggi di una vita di continuità (la mia Milano, ad esempio), oppure la subitanea memoria di città di viaggio in cui una nuova vista ci apre una geografia sconosciuta della bellezza di cui l’umano è capace. I viaggi creano geografia dell’alterità. Ci mostrano il brulicare di vite degli altri, sconosciuti passanti di sconosciute vie da cui si apprende uno stare al mondo che è per forza di cose diverso dall’abitudine. Si torna, poi, con posti in testa dove portarci una donna. Memorie di posti dove si è scritta una canzone che nessuno ha mai sentito, poesie che nessuno ha mai letto, diari nascosti negli armadi, romanzi gettati via, lettere mai spedite. Bar ormai chiusi di piazze pedonalizzate. Città di frontiera diventate libere, se si fa lo sforzo di imamginare che solo 25 anni fa il mondo era spaccato in due e c’era una città, spaccata in due, dove oggi si corre per club, disco, università. Berlino del cielo diviso, come nel romanzo di Christa Wolf. Lì c’era un Mlecny bar, avrà detto qualuno guardando la vetrina di uno Starbucks in una nuova modernissima città polacca. Continua a leggere “Una solitudine troppo rumorosa #4 – Benjamin, Immagini di città”

una solitudine troppo rumorosa #3 – Conrad, La follia di Almayer

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I romanzi regalano personaggi indimenticabili, che spesso hanno il privilegio di dare nome alle storie. Un personaggio che per finisce per mettere ombra a tutti gli altri. Capita che sia il protagonista, e questo porta con sé un certo ordine che combacia con le aspettative di un lettore. Cioè: leggendo Tolstoj siamo preparati al fatto che Anna Karenina sia la protagonista. Tutto giusto. Continua a leggere “una solitudine troppo rumorosa #3 – Conrad, La follia di Almayer”

Una solitudine troppo rumorosa #2 – Focillon, Hokusai

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Hokusai, Henri Focillon, 1914
Oggi in edizione: Abscondida (SE), Milano

All’inizio del Novecento uno dei più importanti storici dell’arte del suo tempo, che si chiamava Henri Focillon, notò un fenomeno: la borghesia francese aveva cominciato a comprare stampe giapponesi. Era scoppiata una moda febbrile che presto si allargò a tutto ciò che era giapponese, dal kimono di seta al sushi (una cosa non troppo diversa da quello che è successo qualche anno fa). Perchè? Continua a leggere “Una solitudine troppo rumorosa #2 – Focillon, Hokusai”

Una solitudine troppo rumorosa #0

Nel primo anno di attività di questo blog ho scritto tanti articoli. Mi sono divertito soprattutto a scrivere lunghe biografie (che trovate tutte qua). Ho raccontato la storia di due grandi scrittori contemporanei: Agota Kristof e di J.D. Salinger. Ho scritto una specie di necrologio di un grande politico americano (Mario Cuomo), e ho raccontato due grandi artisti: il pianista più incredibile del vicino Novecento (Glenn Gould) e il migliore fotogiornalista contemporaneo (Steve McCurry, in sei episodi tematici). È stato un bel laboratorio, faticoso ed appagante. Per questa seconda fase mi sono proposto un lavoro differente. Più sintetico, più rapido (ma qualche lunghissima biografia comparirà ancora). Siccome con me si finisce spesso a parlare di libri, ho pensato che alla fine lo scrivere di libri poteva trovare una dignitosa cittadinanza anche su questo spazio. È un tema oggettivamente inflazionato, il che rappresenta una sfida ad essere interessante.
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