NOVANTA – The magic box, Gianfranco Zola

di Roberto Signorelli,
scritto a quattro mani con Vincenzo Sangalli.

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Londra, Febbraio 2008. Visitavo Stamford Bridge, la casa del Chelsea, seguendo un meraviglioso tour guidato.
Dentro lo spogliatoio ci mostrano le maglie dei giocatori. La 8 di Lampard, la 7 di Sheva, la 11 di Drogba. Poi la guida si sofferma sulla maglia del capitano, la 26 di John Terry.
7, 8, 11 sono tutti numeri convenzionali, associati ad un preciso ruolo in campo.
Nella mente di tutti la domanda è spontanea, perché proprio quel numero? Perché il 26?La guida lo spiegò con una incredibile semplicità: il difensore inglese scelse quel numero ad inizio carriera, nel 1998, per potersi sedere di fianco a chi indossava la maglia numero 25. Chi? Gianfranco Zola.
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NOVANTA – A ritmo di Soul, i Calypso Boys

Oltremanica, volgendosi dal piccolo borgo di Coquelles verso Nord, si racconta una storia.
Due fratelli, Andy e Dwight, nati a diciannove giorni di distanza e in due continenti diversi – loro non hanno in comune nè genitori nè sangue nè patrimonio genetico, ma l’anima – si ritrovano finalmente dopo anni per fare ciò che mai nessun’uomo, da solo, è riuscito a fare.
Si tratterebbe di materiale fantastico per una canzone o una poesia, però a Manchester, dove la storia è ambientata, non c’è spazio per nessuna di queste due: non siamo a Liverpool, non ci sono i Beatles; la città è un ex-accampamento romano di quelli tralasciati dall’epica, in cui il calpestio dei calzari dei soldati non è mai stato messo in versi.
E infatti questa è una storia vera.

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Lo United di Van Gaal

Ospitiamo un amico, Roberto Signorelli, grande appassionato di calcio, per fare due chiacchiere su una squadra, il Manchester United, e un allenatore, Louis van Gaal, che finalmente sono tornati a far gioire una platea molto esigente, che sino a due anni fa eravamo abituati a vedere gioire in patria e in Europa e poi all’improvviso ha smesso di farlo.
Ovviamente, se vogliamo parlare di United, dobbiamo iniziare da lui: Alex Ferguson.
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Un dilemma moderno, la moviola in campo

È il settantasettesimo minuto di Milan-Cagliari, anticipo serale della ventottesima giornata della stagione 2014-2015, quando Ceppitelli, difensore della squadra ospite, sul risultato di 2-1, atterra Cerci diretto in porta. L’arbitro assegna il rigore al Milan, ma c’è qualcosa che non va: il fallo è stato commesso fuori area.
I giocatori del Cagliari hanno visto, anche quelli del Milan probabilmente, l’intero stadio ha visto e il pubblico televisivo lo ha già visto e rivisto almeno un paio di volte. L’arbitro no, l’unica persona di cui l’opinione conta ha sbagliato, e non si può tornare indietro. A fine partita Zdenek Zeman, allenatore del Cagliari, attribuirà a questo errore la sconfitta della sua squadra, lamentando la mancanza di buonafede del direttore di gara.
Un normale errore, forse particolarmente grossolano. Niente di eccezionale, non fosse che nel post-partita, mentre Abate, un giocatore del Milan, viene intervistato da Sky, alle sue spalle passa Avelar, del Cagliari, e mostra dallo schermo del suo smartphone l’episodio incriminato. Non dice nulla ma è come se urlasse “avete visto com’è facile?”. Continua a leggere “Un dilemma moderno, la moviola in campo”

Vendersi l’anima (agli arabi)

“Un’alleanza strategica con una delle più prestigiose istituzioni al mondo”, ipse dixit di Florentino Perez, presidente del Real Madrid, dopo aver sottoscritto un accordo milionario con la banca nazionale di Abu Dhabi, Emirati Arabi. Se non si fosse capito, l’istituzione prestigiosa a livello mondiale è la suddetta banca. Da dove nasca il suo prestigio, fuori dai petrodollari, Perez non ce lo dice, ma evidentemente non … Continua a leggere Vendersi l’anima (agli arabi)