I migliori 15 film del 2015

I migliori 15 film del 2015, secondo i due impallinati di cinema di Noveatmosfere. Continua a leggere “I migliori 15 film del 2015”

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NOVANTA – The magic box, Gianfranco Zola

di Roberto Signorelli,
scritto a quattro mani con Vincenzo Sangalli.

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Londra, Febbraio 2008. Visitavo Stamford Bridge, la casa del Chelsea, seguendo un meraviglioso tour guidato.
Dentro lo spogliatoio ci mostrano le maglie dei giocatori. La 8 di Lampard, la 7 di Sheva, la 11 di Drogba. Poi la guida si sofferma sulla maglia del capitano, la 26 di John Terry.
7, 8, 11 sono tutti numeri convenzionali, associati ad un preciso ruolo in campo.
Nella mente di tutti la domanda è spontanea, perché proprio quel numero? Perché il 26?La guida lo spiegò con una incredibile semplicità: il difensore inglese scelse quel numero ad inizio carriera, nel 1998, per potersi sedere di fianco a chi indossava la maglia numero 25. Chi? Gianfranco Zola.
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Una solitudine troppo rumorosa #10 – Calabresi, Ad occhi aperti

McCurry, Koudelka, McCullin, Erwitt, Fusco, Webb, Basilico, Abbas, Pellegrin, Salgado. Nomi di chi ha avuto la storia sull’indice: una pressione e fotografie che sono iconiche. Sono dieci nomi, ma potrebbero essere molti di più. Dieci è un numero tondo, perfetto, testamentario. Mario Calabresi – ex direttore de La Stampa, da gennaio 2016 sostituto di Scalfari in vetta a Repubblica – corre sulle tracce di questi … Continua a leggere Una solitudine troppo rumorosa #10 – Calabresi, Ad occhi aperti

7 libri per l’Inverno

L’inverno è freddo, l’inverno è lungo, l’inverno è la stagione perfetta per leggere. Un caminetto acceso, una tazza di thé e una coperta, il vagone di un treno con i finestrini appannati, una sera fredda al rientro in casa, un pomeriggio di pausa con caffè bollente, una biblioteca al caldo, una panchina al parco nell’ultimo sole pallido della giornata. In tutti questi frammenti di vita … Continua a leggere 7 libri per l’Inverno

Una solitudine troppo rumorosa #9 – Kawabata, La casa delle belle addormentate

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Opera di singolare bellezza, questa Casa delle Belle Addormentate è la fonte da cui sgorgò –  anni dopo – la stessa storia vestita di Caraibi ad opera di Gabriel Garcia Marquez. Memoria delle mie puttane tristi, la chiamò Gabo. Talmente bella che un vecchio Marquez grafomane dovette farne una versione a suo stile in cui manteneva il cardine del racconto giapponese ma ne centrifugava la lentezza e le parole sotto la sua musica dei giradischi di Macondo. Continua a leggere “Una solitudine troppo rumorosa #9 – Kawabata, La casa delle belle addormentate”

Adele – 25 (Recensione)

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Una pausa durata più di 4 anni. Dal 19 gennaio 2011 al 20 novembre 2015. Da “21” a “25”. E sì che Adele (classe ’88) di anni ora ne ha 27, non 25. Così come all’uscita di “21”, ne aveva quasi 23, per la verità. Ma come spiega lei stessa nelle interviste, mentre da bambina ad ogni occasione si attribuiva più anni del vero immaginandosi grande, crescendo, la tendenza ha finito per invertirsi. Ora il tempo va più veloce di quanto vorrebbe e quello che può fare Adele Laurie Blue Adkins è solo cercare di cristallizzarlo in musica, come lastre fotografiche periodicamente impressionate dalla sua stessa vita, allo scopo di farsi amica la nostalgia. Continua a leggere “Adele – 25 (Recensione)”

Una solitudine troppo rumorosa #8 – Ammaniti, Io e te

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Due corsivi che stanno a mo’di prologo ed epilogo e che fanno da cornice al lungo flashback a voce narrante del protagonista: Lorenzo, un ragazzino. Si legge il bilico del racconto di una settimana in cui questo ragazzo scopre umanamente sua sorella (ma figlia di un’altra madre) quando invece cercava solo di scappare un po’ da tutto, lui, che è solo un ragazzino figlio disallineato (problematico?) di una borghesia in via d’estinzione. Continua a leggere “Una solitudine troppo rumorosa #8 – Ammaniti, Io e te”

Una solitudine troppo rumorosa #7 – Piccolo, Momenti di trascurabile (in)felicità

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Ci sono narrazioni costruite senza una struttura coerente di sinossi. Trame poco sistematiche – talvolta per nulla; storie sorrette unicamente da immagini brucianti che paiono aforistiche. Libri in cui non c’è una storia, ma un naufrago vagolare del protagonista per gli anfratti dello stare al mondo. Un personaggio unico – io narrante, spesso – che esplora le geografie dei comportamenti (suoi e altrui) e ne segnala unicamente l’accadersi. Fenomenologo, non fa valutazioni, non trae grandi verità morali o esistenziali. Si limita ad elencare una accadere del vivere umano, e va da sé che spesso, molto spesso, queste storie ci dicono molto di più di storie perfettamente confezionate ma plasticose e sempre identiche a se stesse. Ci dicono di più di cosa? Di noi, di come ci comportiamo in quanto esseri umani. Continua a leggere “Una solitudine troppo rumorosa #7 – Piccolo, Momenti di trascurabile (in)felicità”

NOVANTA – A ritmo di Soul, i Calypso Boys

Oltremanica, volgendosi dal piccolo borgo di Coquelles verso Nord, si racconta una storia.
Due fratelli, Andy e Dwight, nati a diciannove giorni di distanza e in due continenti diversi – loro non hanno in comune nè genitori nè sangue nè patrimonio genetico, ma l’anima – si ritrovano finalmente dopo anni per fare ciò che mai nessun’uomo, da solo, è riuscito a fare.
Si tratterebbe di materiale fantastico per una canzone o una poesia, però a Manchester, dove la storia è ambientata, non c’è spazio per nessuna di queste due: non siamo a Liverpool, non ci sono i Beatles; la città è un ex-accampamento romano di quelli tralasciati dall’epica, in cui il calpestio dei calzari dei soldati non è mai stato messo in versi.
E infatti questa è una storia vera.

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