L’ultimo sole d’Europa

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Pessoa amava la luce di Lisbona. Amava i colori che questa città sfrangia, quando la luce picchia sopra i muri, i tetti e le strade della città. Li amava Pessoa e tutti i suoi eteronomi: Ricardo Reis, Bernardo Soares, Alberto Caeiro, Álvaro de Campos. Vecchia storia dell’identità di quello scrittore inquieto. Che però, con quella luce, inquieto non era mai. Sempre prima, o dopo.

È vero. Il sole di Lisbona ha un modo dolce di accompagnare la fine della giornata. E se uno ci si ferma a pensare, la cosa veramente unica di questo sole è che è un sole che ha attraversato tutta l’Europa. E’ partito dalla struggente decadenza delle città dell’Est; si è specchiato sulla Vistola e sul Danubio; ha passato le foreste e le capitali dell’Europa dei grattacieli, Europe Tower, la Defense. Ha picchiato ancora forte le Mesetas e l’Andalucia, e alla fine, quando non ci sono più strade e persone che si tengono per mano su cui passare, è un sole che scivola sugli acciottolati di Lisbona, si piega nelle curve del Bairro, nella geometria della Baixa, nella poesia dell’Alfama e nell’eleganza del Chiado. Indugia un po’, non se ne va mai via troppo velocemente, vuole rimanere perchè è stanco anche lui dei chilometri fatti, degli occhi che si è portato via, delle notti a cui ha dato inizio. Quindi rimane, così a ovest che il mondo poi finisce – memorie antiche di geografie dimenticate. I vetri delle finestre riverberano, ne fanno un sole a scaglie di miele, con quel calore che vien da chiedersi come è possibile che abbia ancora tanta energia, se di commiato si sta parlando.

In questa ultima città di confine, di frontiera, di fuga, il sole si inchina all’Europa con un ultimo bacio in fronte. Dolcezza di buonanotte. Quando si incammina verso il mare ha l’incedere di una nave di marinai che lascia il porto. Quel saluto che solo nelle città di frontiera in mare viene così, memorie di gesti di chi andava e poi tornare era sempre una storia diversa. Una nave che ha salutato, perpendicolare alla banchina. Non ha mai smesso di avvisare che quell’addio sarebbe finito, prima o dopo. Una cosa di bellezza che ha da andarsene, che non può stare lì per sempre a farsi vedere. Deve andare e vivere, o restare e morire, come ebbe a dire quel Romeo alla sua Giulietta. Così il sole se ne va di spalle, nave in mare aperto, scende piano nell’acqua dell’orizzonte, sparisce lasciando dietro di sé qualche luce ancora, come un arrivederci nell’aria fatto di colori pastello che la gente fotografa. E’ l’ultimo sole d’Europa.
Alcuni dicono sia solo un tramonto.

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3 pensieri su “L’ultimo sole d’Europa

      1. Mi fa molto piacere che non ci abbiate abbandonati per sempre: il vostro talento come bloggers (e come commentatori) non deve andare sprecato. Grazie per la risposta! 🙂

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