Distillato di un romanzo, ovvero come derubare un lettore

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Abbiamo tenuto inalterata l’atmosfera, le emozioni, la suspense e lo stile dell’autore: in questo modo a voi rimane solo il piacere di una storia senza tempo, goduta istantaneamente.” Ecco il primo ossimoro: una storia senza tempo, goduta istantaneamente. Tutto questo si legge sulla homepage del sito della casa editrice Centauria, del gruppo RCS, a proposito di un nuovissimo prodotto lanciato sul mercato il 29 dicembre scorso, per ora solo in edicola, ma presto anche nelle librerie, e insieme lo slogan: “Abbiamo ridotto le pagine, non il piacere“. Si sta parlando dei Distillati. Ed essendo Centauria una casa editrice non si tratta di grappe, ma di libri. Libri distillati.

La proposta è una nuova collana che racchiude bestseller italiani e internazionali da milioni di copie ridotti all’osso, nel numero di pagine e nel contenuto, in una edizione economicissima da 3, 90 euro. Due titoli al mesi in una versione leggera che accontenta tutti con poca spesa e massima resa (di tempo). I primi due sacrificati sono stati Uomini che odiano le donne di Stieg Larsson (676 pagine) e Venuto al mondo (529 pagine) di Margaret Mazzantini. Li hanno presi e li hanno distillati come si fa con l’acquavite. Secondo la definizione tecnica, la distillazione è un meccanismo che permette la separazione dei componenti volatili di un liquido in base al loro diverso punto di ebollizione. In questo modo per le grappe si può concentrare l’alcol etilico presente nel liquido fermentato e si selezionano le sostanze desiderabili del distillato scartando quelle sgradevoli o inutili. Scartando le sostanze sgradevoli o inutili. E così allo stesso modo, spiega Centauria, si arriva “al cuore del romanzo“. Eliminando il superfluo, filtrando le particelle sgradevoli, fino al puro e prezioso distillato. Un libro trattato come una grappa, niente di più facile. Del resto i libri cosa sono se non un prodotto? E nello specifico un prodotto commerciale? Vittorio Spinazzola, critico letterario e professore emerito di Letteratura italiana contemporanea alla Statale di Milano, spiega nel suo saggio L’esperienza della lettura che “L’opera letteraria è un prodotto particolarissimo, che ha per prototipo il manoscritto vergato dall’autore e che per moltiplicare i suoi esemplari deve tramutarsi in libro, assumendo un carattere di merce debitamente monetizzata. Nella civiltà moderna, il testo scritto non ha altra modalità di presenza che quella dell’oggetto a stampa, immesso in un circuito di distribuzione e vendita, con i relativi problemi di costi profitti ricavi. Di necessità quindi al lettore si sovrappone il cliente, con le sue scelte d’acquisto, autonome o indotte“. E’ abbastanza semplice. Evidentemente Centauria non si è inventata nulla, ha fatto solo quello che il mercato, o parte del mercato, le chiedeva. In sostanza ha scelto di eliminare alcune parti dei romanzi per renderli più scorrevoli, più diretti alla trama e più veloci in termini di tempo di lettura. Essendoci meno pagine sono diventati anche meno costosi. Una scelta chiaramente ispirata a una specifica fascia di lettori, quelli non professionisti, la maggior parte dei lettori. Una scelta quindi di grande vantaggio commerciale, per cui non vale la pena cadere dal fico e fingere di indignarsi, da bravi lettori colti, con facile moralismo, come molti hanno fatto in questi giorni: altrimenti, ad essere coerenti, lo dovremmo fare ogni volta per la maggior parte delle scelte commerciali delle multinazionali da cui compriamo cibo o per le scelte delle reti televisive che mandano in onda i programmi che ci piacciono tanto. L’editoria, almeno quella che pesa a livello economico, funziona allo stesso modo, niente di romantico.

Piuttosto sarebbe bene capire cosa si perde andando in questa direzione, che cosa succede a questo punto, e se davvero sia utile per chi legge. Facciamo qualche esempio estremo, nel caso questa novità di Centauria diventasse la norma. Prendiamo I Promessi Sposi, che a noi italiani piacciono tanto: Lucia e Renzo devono scappare perché il cattivo Don Rodrigo minaccia la loro unione. Scappano in barca perché da Lecco era il mezzo più comodo per spostarsi fino alle città vicine. Lucia sale sulla barca e quando si trova in mezzo al lago ha la vista completa della sua città, delle montagne appuntite che la circondano, delle case di Pescarenico, dei ponti, dei campanili dei rioni, dei campi dove ha trascorso fino a quella notte le sue giornate. E pensa. E’ un personaggio che sta pensando. E Manzoni non riesce proprio a non immaginare i suoi pensieri, a non crearli. Perché in quel momento Lucia non poteva fare altro che pensare. E così quel famoso “cantuccio”, che tutti conosciamo e che è quasi l’emblema dell’intero romanzo, l’Addio ai monti, dove ci sono i pensieri del personaggio costretto, controvoglia, ad abbandonare la propria casa, ma soprattutto i propri progetti di vita, per chissàcosa e chissàdove e dove ci sono le immagini visive che passano davanti agli occhi di Lucia che si allontana. Niente di meno utile alla trama, fa perdere tempo al lettore che legge, crea suspense inutile, e dà quasi un’immagine dell’autore troppo sentimentale senza, apparentemente, alcun fine. Ma se togliessimo quelle pagine quale torto faremmo al romanzo intero, e soprattutto alle scelte del suo autore che aveva così a cuore, per esempio, proprio la costruzione del personaggio nella sua interezza?  Cosa sarebbero I Promessi Sposi senza quelle pagine? E poi, con quale criterio decidere a priori , e in modo collettivo, cosa non è utile in un’opera letteraria?

untitledCentauria risponde sul suo sito: “Non c’è nessuna pretesa culturale ovviamente, ma di offrire la lettura come forma di intrattenimento in un tempo ridotto rispetto alla versione integrale. Come succede nelle riduzioni cinematografiche degli stessi libri. Ma con il vantaggio di leggere, che rimane come sappiamo una scelta minoritaria nel nostro paese. Non crediamo siano un insulto per chi ama leggere, piuttosto una moltiplicazione delle possibilità di lettura.” Altro ossimoro: letteratura e assenza di pretese culturali. E poi ancora il tempo, come se fosse importante prevedere il tempo della lettura. Il tempo della lettura lo detta il lettore, nessuno più di un lettore con un testo è libero di fare quello vuole: questo è il “l’intrattenimento” della letteratura.  Il lettore ha il massimo del potere: sta a lui stabilire se quel dato testo vale la pena di leggerlo e eventualmente rileggerlo, è nella lettura che si consolida e si trasmette il riconoscimento di leggibilità di un’opera, senza il quale l’opera non acquista il diritto ad essere considerata interessante. Insomma, il lettore è quasi superiore allo scrittore nei suoi poteri di fronte al testo. Ma se la scrittura pare quasi un atto disinteressato, la lettura non lo è. Si legge sempre per ottenere qualcosa, niente è gratuito, la lettura è fatica, esige tempo, concentrazione, circostanze opportune, dispendio di energie psichiche. E quindi se leggo lo faccio solo perché mi aspetto qualcosa, mi prefiggo di trarne una remunerazione, sì economicamente parlando, adeguata. E se mi accorgo di essermi sbagliato mi sento defraudato. Dunque quando Centauria parla di “moltiplicazione delle possibilità di lettura” in realtà crede di fare un favore al lettore nella logica della domanda e dell’offerta: i libri sono ridotti quindi si può leggerne di più, e inoltre, in termini di tempo, eventualmente un lettore non soddisfatto percepirebbe di averne perso meno. Una occasione di mercato perfetta! Addirittura Centauria si spinge oltre: sul suo sito indica precisi consigli su come quando dove leggere un determinato testo. Per esempio, Larsson va letto la sera, in un luogo dove ci si sente al sicuro, quando si cercano emozioni forti e si crede nella giustizia. La Mazzantini invece “quando la luce o il buio sono intensi“, in un luogo dove “puoi ridere e gridare e piangere” ed è indicato per chi “ha dimenticato quanto può essere intenso l’amore“. Cosa resta al lettore in questo modo? Non deve decidere più nulla, ha la pappa pronta e può mettersi a leggere con una fatica ridotta al minimo.

Questo è quindi il vero effetto di una scelta come quella dei Distillati: eliminare completamente il potere del lettore. Farlo cadere nella speranza di un vantaggio economico (di tempo, di spesa, di energie) e così inevitabilmente esaurire tutto l’enorme, immenso, potere del lettore stesso, le motivazioni della sua lettura, i modi della sua lettura, persino stabilire il tempo della sua lettura, scegliere per lui le parti del testo, le parole, che non servono. Il lettore di fatto viene derubato, letteralmente parlando. Perché anche se la lettura inevitabilmente subisce sempre dei condizionamenti esterni, prevede sempre delle scelte. Qui non c’è possibilità di scelta, tutto è già stabilito. In sostanza non c’è più libertà, nemmeno in un contesto dove la libertà dovrebbe riuscire facile e sconfinata. Quindi quando siamo di fronte a un testo “distillato” dovremmo pensare, semplicemente, che ci stanno fregando, ci stanno rubando qualcosa. E non farci fregare, che già lo fanno abbastanza. Senza contare che una scelta come questa frega persino lo scrittore. Anche allo scrittore viene negata la propria, altrettanto ampia, libertà. Lo si censura, niente di diverso. Qualcuno stabilisce cosa poteva evitarsi. Qualcuno manda all’aria in pochi secondi la fatica di mesi, anni. E magari tagliando proprio quel pezzettino che allo scrittore, molto banalmente, piaceva tanto nel suo testo e che si era divertito a scrivere, o aveva voluto proprio scrivere, come l’Addio ai Monti di Manzoni. E l’opera cambia, diventa un’altra, e non appartiene più a chi l’ha scritta: a chi appartiene? In che confine sta? E’ qualcosa di imperfetto, che non si colloca da nessuna delle due parti. Non è più dello scrittore, non è nemmeno del lettore perché gliela hanno masticata e poi sputata in bocca. E’ di qualcuno che sta fuori, nell’ombra. Su come mai poi uno scrittore contemporaneo, ancora in vita, non si opponga con rabbia di fronte a uno scempio tale della propria opera non è facile rispondere, ma questa è un’altra, divertente, storia.

 

 

 

 

 

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