Una solitudine troppo rumorosa #8 – Ammaniti, Io e te

niccolc3b2-ammaniti-scrittore-romanzo-copertina-io-e-te-bernarso-bertolucci-rossella-farinotti-labrouge

Due corsivi che stanno a mo’di prologo ed epilogo e che fanno da cornice al lungo flashback a voce narrante del protagonista: Lorenzo, un ragazzino. Si legge il bilico del racconto di una settimana in cui questo ragazzo scopre umanamente sua sorella (ma figlia di un’altra madre) quando invece cercava solo di scappare un po’ da tutto, lui, che è solo un ragazzino figlio disallineato (problematico?) di una borghesia in via d’estinzione.

La scusa di una settimana bianca e il desiderio che la madre lo veda come tutti, si trasforma in una fuga latitante nella cantina, isolamento autodeterminato. Lo si pensa sulla neve, lui invece è sottocasa, nascosto, in pace. Per una coincidenza compare questo personaggio simbolo dell’alterità spiazzante. Lui: chiuso e introverso; insieme a lei: adulta, esibizionista, apparente, fragilissima, drogata. La loro storia in mezzo; loro che non si sono mai veramente incontrati tranne quella settimana, che per certi versi non è mai esistita.

Nell’episodio zero di questo spazio avevo espresso la mia volontà a raccontare prima di tutto una mia storia di lettore, e pensavo proprio a Io e te. Questo libro ha una bella storia di lettura, perchè lo lessi saltando una prima ora di inglese della quarta liceo, in una milano grigia della solita pioggerella, nel bar delle colazioni delle prime ore saltate, in Piazza Zavattari. Un caffè e sessanta minuti e al posto di inglese lessi il libro. Un libro agile, che non pretende di raccontare tutto. È una storia breve, stretta nella chiosa di un centinaio di pagine che bastano a mettere a fuoco quel che serve.

La storia di una fuga è di per sé storia di scoperta – di sé e degli altri. Lo raccontano le grandi fughe alla Tolstoj o alla Chris McCandless. La consapevolezza della fuga è una rivelazione che nasce dalla distanza dall’ambiente sociale in cui si è immersi. Il protagonista di Ammaniti è un ragazzino che fugge da un obbligo. Sua madre è preoccupata per lui perchè è straniero in casa sua; è diverso dai suoi coetanei, è troppo chiuso e senza amici. Così come Tolstoj era diventato straniero a sua moglie e ad una lenta vecchiaia inconcludente a Jasnaja Poljana e fuggì – come farebbe un ragazzino, ma a 86 anni – Lorenzo fugge, lui sì, ragazzino. Mettono distanza, forse non per sempre, ma per un po’, per “l’abbastanza”. La fuga descritta da Ammaniti non è una fuga avventurosa. È la fuga di un intellettuale dinnanzi alla guerra. È una fuga contemplativa, un asserragliamento da fortezza contro la marea di un disagio. In quest’ottica va capito come l’elemento straniante (la sorella), sia per inaspettato e totalizzante. Come lo era la contessa russa in quella meravigliosa storia di Joseph Roth (l’austriaco, non l’americano – Philip): Il capostazione Fellmerayer; una storia eretta a modello letterario dell’incontro straniante e rivoluzionario. In una esistenza di tranquillità in un piccolo scambio ferroviario dell’impero austriaco (come è quella che Lorenzo progetta nella settimana di solitudine in cantina), irrompe, a causa di un incidente, questa contessa russa che sgretola le certezze di Fellmerayer, uomo di provincia e di fede, con moglie e figlie, che crede nel valore ortodosso della quotidianità e del dovere. Nel corso del racconto si trasforma nell’emblema dell’uomo succube degli eventi e della Storia, ma allo stesso tempo, una volta resosi conto del senso unico della strada ormai intrapresa – cioè una fuga, agisce.
La storia di Fallmerayer finisce con una fuga senza addii, come questo Io e Te di Ammaniti. Cosa ne è del protagonista non si sa, così come del Lorenzo di Ammaniti. Lo si intuisce, in entrambi i casi. Così come in entrambi i casi l’evento descritto – che si limita ad essere la storia di un incontro e basta – un ground zero delle vite dei protagonisti.

Pochi anni fa una istituzione del cinema come Bertolucci ha rotto un silenzio registico che andava avanti dal 2003 (The Dreamers) proprio per mettere in scena questa storia, che ad oggi è anche il suo ultimo film realizzato. Di uno come Bertolucci, io mi fiderei.

(Una bella nota: Ammaniti ad un certo punto deve mettere il titolo di un libro che uno dei due personaggi sfoglia. Nel contesto della storia è un evento un po’ fortuito, niente di importante. Il titolo non è di nessuna importanza. Ma lui lo esplicita: Trilogia della città di K.)

Annunci

3 pensieri su “Una solitudine troppo rumorosa #8 – Ammaniti, Io e te

  1. E finalmente questo l’ho letto anche io!! Ci ho addirittura scritto un articolo… E l’ho appena dato da leggere a mio fratello (il libro, non l’articolo)..

    Bello. Il libro, ma anche l’articolo (il tuo).

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...