Una solitudine troppo rumorosa #6 – L’Oriana e Tiziano

fallaci

Quello che è successo venerdì a Parigi mi ha obbligato a rivedere delle scelte. Avevo deciso di parlare di un libro di Francesco Piccolo (di cui parlerò la prossima settimana) ma poi, essendo convinto che qualunque funzione pubblica venga esercitata (come scrivere su questo blog, a prescindere dal numero di lettori) debba essere centrata rispetto all’attualità, ho pensato di fare una scelta diversa. Fatti di questo genere e questa portata obbligano ad agire, anche se si parla di libri. 

Ho pensato a come far rientrare un bel libro che ho letto in questa difficile esigenza che avevo. La scelta iniziale è ricaduta su Mimouni, uno scrittore algerino che ha scritto un saggio pubblicato da Einaudi nel 1996 intitolato Dentro l’integralismo. 

La scelta, va da sé, non mi ha convinto. Ho deciso allora di prendere una licenza da una delle regole che avevo posto alla base di questi dieci interventi sulla mia storia di lettore: non parlare di un libro di cui sono certo di poter dire solo molto poco di quello che vorrei (per ragioni principalmente di spazio).  Accennerò a tante cose di uno scambio che ho letto tante volte, ricchissimo di elementi e strade centrifughe, su cui si potrebbero scrivere vagonate di pagine. Si tratta di due articoli molto lunghi scritti dopo gli attentati dell’11 Settembre dai due più importanti giornalisti italiani che facevano Esteri della seconda metà del XX secolo: Oriana Fallaci e Tiziano Terzani. Si può leggere questo come un libro fatto di due parti, un botta e risposta come tanti ce ne sono stati nella storia della cultura giornalistica: da Vittorini-Togliatti sulle pagine del Politecnico a Sartre-Camus sulle pagine di Les Temps Moderne.

Dopo gli attentati alle Torri Ferruccio De Bortoli (allora direttore del Corriere) chiese alla Fallaci di scrivere. Nel 2001 erano già anni che viveva in una villetta Manhattan, New York, con la resident card, una sorta di cittadinanza al merito. Lei lo assecondò, rompendo un silenzio che durava ormai da quasi un decennio. Ed è proprio in forma di lettera al direttore che Oriana Fallaci erse a manifesto teorico la sua rabbia. Che il testo facesse discutere, lo sapeva lei e lo sapeva De Bortoli. Giornalisticamente fu un successo di rara portata.

Oriana Fallaci aveva molto da dire e il più importante quotidiano italiano le aveva chiesto di farlo pubblicamente. Tanto che l’articolo che ne uscì, intitolato La rabbia e l’orgoglio, non prevedeva nessuna dialettica. Concludeva dicendo: “Col che ti saluto affettuosamente, mio caro Ferruccio, e t’avverto: non chiedermi più nulla. Meno che mai, di partecipare a risse o a polemiche vane. Quello che avevo da dire l’ho detto. La rabbia e l’orgoglio me l’hanno ordinato. La coscienza pulita e l’età me l’hanno consentito.”
L’articolo venne pubblicato il 29 settembre 2001. Dallo giorno successivo il mondo dei giornali esplose (era una fase piuttosto embrionale di blog e online).

Oriana Fallaci torna ciclicamente come vessillo dell’opinione pubblica che sostiene lo scontro inesorabile di civiltà. Lo si fa con leggerezza, con scarso rispetto di una grande giornalista con una carriera stellare. Si  semplifica ciò che non si può semplificare, senza leggere le fazioni indicano e approvano, indicano e condannano; tutto grazie agli espedienti che internet ha facilitato, riassuntoni, frasi, cose così. 
Non entro nel merito, ma basti dire due cose della questione calda (Fallaci contro l’Islam). Una è che condivido molto poco le sue idee, ma le capisco. Secondo me “L’Oriana”, come veniva chiamata, è feroce e lineare. La seconda è che credo lei fosse un’intellettuale fine, con convinzioni profonde sull’Islam che non vanno in nessun modo confuse con il razzismo. Lei accusava gli islamisti con la pelle di almeno quattro toni diversi, dall’Africa all’India via all’Europa. Il razzismo è una semplificazione di chi banalizza (ne fa un’arte) la Fallaci per furbizia o comoda superficialità.

Arriviamo al secondo. Dopo una settimana Terzani rispose. Intitolò la replica: Il sultano e San Francesco e come sottotitolo scrisse: Non possiamo rinunciare alla speranza. La lettera era direttamente indirizzata a Oriana Fallaci. La si aspettava. 

Nella replica di Terzani c’è nostalgia per la comune terra toscana e per la profonda, inconciliabile distanza intellettuale. Terzani comincia come si fa tra persone che hanno condiviso una storia comune. Ma ti ricordi quando… E lo fa, parla di quando avevano passeggiato insieme, sui colli fiorentini. Lei era già grande, lui ancora un piccolo giornalista.
Come è possibile adesso questa “lezione d’intolleranza”? Brillante, perchè proveniente da una grande giornalista, e per questo molto pericolosa. Lo scrive senza rancore, senza saccenza, senza accusa. A lei che invoca la guerra, Terzani ricorda che i terroristi li si ucciderà non ammazzandoli; ma eliminando sistematicamente le ragioni che li rendono tali. Parla di pace, perchè “non è ancora esistita la guerra che metterà fine alle guerre, e non sarà certo questa”.
Si permette di rivolgersi a lei direttamente, nonostante siano niente più che vecchi colleghi conterranei. Chiude in maniera splendida, nella sua consueta bonaria distanza. Come se le cose del mondo, che furono la benzina di tutta la sua vita, una volta anziano non lo interessassero più; come se avesse raggiunto verità incomunicabile.Le scrive di tornare alla lezione della natura, lui che passava le ore a contemplare l’Himalaya. “Chiusa nella scatola di un appartamento dentro la scatola di un grattacielo, con dinnanzi altri grattacieli pieni di gente inscatolata, finirai per sentirti sola davvero. Guarda un filo d’erba e sentiti come lui. Ti passerà anche la rabbia. Ti saluto, Oriana e ti auguro di tutto cuore di trovare pace. Perchè se quella non è dentro di noi, non sarà mai da nessuna parte”.

Annunci

2 pensieri su “Una solitudine troppo rumorosa #6 – L’Oriana e Tiziano

  1. La Fallaci non merita essere ricordata per i deliri di intolleranza e del distacco dal mondo reale degli ultimi anni, ma per quello fatto prima con i suoi reportage e i suoi scritti precedenti.
    Tra l’altro chi la cita spesso e volentieri come leghisti e populisti, furono più volte offesi in vita e ridicolizzati dalla stessa.

    Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...