Perchè il cinema Apollo mi mancherà

Quello che segue non so se possa essere considerato, a tutti gli effetti, un articolo. Penso sia più corretto definirlo un nostalgico (e spero lucido) insieme di riflessioni e ricordi su un pezzo di Milano. Non ho la pretesa di poter risolvere alcuna situazione così come non ho alcun interesse ad alimentare sterili polemiche con i “fan” del colosso di Cupertino. Il cinema Apollo probabilmente chiuderà e, come nella maggior parte delle belle storie che finiscono male, il principale motivo alla base sarà di natura economica. In questo caso, si suppone, la cifra superiore offerta da Apple rispetto a quella di SpazioCinema (società proprietaria anche dell’Anteo) a Immobiliare Cinema SRL per l’affitto dello stabile. Eppure io, da semplice ventiduenne studente universitario, percepisco come la necessità di far sentire la mia voce a riguardo. Perché il cinema Apollo mi mancherà.

Il primissimo ricordo che ho del cinema in Galleria De Cristoforis è legato alle scuole medie. Ricordo poco se non di esserci andato insieme a un paio di compagni di classe per una cerimonia di premiazione (avevamo scritto delle recensioni su qualche film visto con la scuola) nella quale alla fine avevamo ricevuto tutti e tre, 2 biglietti omaggio per il cinema. Al tempo non la considerai una gran cosa. Prima di tutto perché non mi pare che il film mi avesse fatto impazzire. Era stato sì un buon modo per perdere una mattinata di scuola ma poco di più. I miei 2 biglietti omaggio li ho addirittura buttati, inutilizzati, qualche mese dopo la scadenza perché con i miei genitori non andavo praticamente mai al cinema e, per i miei, la prospettiva di andarci, in centro, dopo il lavoro o nei weekend, non era esattamente allettante.

Se ci ripenso ora, non posso che perdonarmi per questo episodio, considerando i 13 anni circa dell’epoca (per cui chiaramente non giravo ancora da solo in città). Mi fa sorridere pensare all’ignoranza del me stesso di allora, ma allo stesso tempo mi fa apprezzare il senso di progetti come quello. Anche se scrivere al tempo non era qualcosa di socialmente figo, sono stato “caldamente consigliato” a farlo dai miei insegnanti, ricevendo così uno dei miei primi feedback positivi. Tutto sommato, un progetto educativo del genere non è affatto scontato.

Le mie vere esperienze con il cinema Apollo sono cominciate qualche anno dopo. Approssimativamente verso la terza superiore. Più o meno in quegli anni la mia deforme identità ha cominciato a cristallizzarsi e io ho iniziato a capire cosa mi piacesse e cosa no. Il cinema è diventato un luogo da me frequentato sempre più assiduamente. La ragioni erano le più diverse: per interesse/curiosità, per fuggire dalla realtà, per portarci la ragazza, per confrontarmi con gli amici, per perdermi. Per imparare.

Ad oggi, credo di essere stato almeno una volta in ogni cinema milanese (entro la circonvallazione). E nonostante io abiti molto più vicino a Ducale, Orfeo, Gloria e Mexico, che all’Apollo, a conti fatti è proprio quest’ultimo che mi ha visto più spesso seduto sulle proprie poltroncine rosso porpora.

È all’Apollo che ho avuto il mio primo abbonamento per il cinema (28€ per 10 ingressi, se ci pensate è davvero poco, nonostante le annesse limitazioni d’uso). È all’Apollo che ho visto per la prima volta 3 film di fila lo stesso giorno (e non era nemmeno nel compulsivo periodo pre-Oscar). È per andare all’Apollo che ho fatto un sacco di corse dalla metropolitana in Duomo pagando con il sudore il prezzo dei ritardi sempre più allucinanti dell’ATM (così come al contrario per poter tornare a casa con l’ultima corsa, visto l’orario). È all’Apollo che ho cominciato ad andare al cinema di pomeriggio. È all’Apollo che ho visto alcuni dei film più belli.

Sì perché poi ci sarebbe questo aspetto da considerare: l’offerta. L’offerta è un concetto che va al di là della nostalgia. L’offerta è un dato pratico. Se esce un film che a me interessa ma non lo distribuiscono nei cinema della zona, l’unica è spostarsi, avendone la possibilità. Il problema è che tutti questi multisala UCI Cinema di periferia offrono solo raramente film di grande qualità (e non fatevi ingannare dall’equazione grande produzione = grande qualità, perché sennò vuol dire che quando andate a vedere un film state fuori dalla sala a fissare la locandina per 2 ore). Per alcuni sono film di nicchia, per altri il termine “cinema d’essai” argina meglio il rischio culturale provocato dal guardare film con una sceneggiatura o recitazione decente. Io non sono affatto contro le grandi produzioni ma non sono certo il tipo capace di spendere a cuor leggero 10€ di biglietto per “I Mercenari 3”. Non ho più quattordici anni. Quindi se il mio destino è quello di essere segregato dal mondo in quanto amante di film d’autore che facciano un minimo riflettere, lo accetto consapevolmente.

Inoltre bisogna contare che andare al cinema al giorno d’oggi costa. Non è mai stato gratis, e su questo siamo tutti d’accordo, ma 8-9-10 euro la sera per vedere un film non è davvero poco. In questo senso non tutti i cinema meneghini cercano di venire incontro alle esigenze delle tasche degli spettatori, anzi. Per fare un esempio, l’ultima volta che sono stato al cinema Odeon ero andato a vedere “Lucy” ad una matinée (circa le 11,30-12) sperando di spendere poco per un film da molti considerato quantomeno discutibile. Naturalmente era rimasto quasi solo quel cinema che lo proiettasse. Costo del biglietto? 8 euro. Adesso non starò qui a sindacare sul fatto che in sala non ci fosse un cane e che il film non fosse neanche tutto ‘sto capolavoro. Direte voi, scemo io che ho accettato di pagare (e alla fine avete ragione), per quanto da allora mi sia ripromesso di non cascarci più, facendo in modo di non arrivare agli ultimi giorni di programmazione disperato e disposto a tutto pur di vedere un film. Però se questo è il massimo che un cinema sa fare per attirare gli spettatori, mi sembra chiaro che il futuro che lo attende non è dei più rosei. Non essendoci io più tornato da allora, devo ammettere che alla notizia di qualche giorno fa della chiusura/riqualificazione ANCHE dell’Odeon non sono certo scoppiato in singhiozzi per il dispiacere. L’Odeon è tutt’altra storia e tutt’altra programmazione.

In sintesi, il cinema Apollo mi ha avuto tra i suoi spettatori tantissime volte. Non penso nemmeno di riuscire a fare una stima sensata del numero di film visti lì. La maggior parte non erano kolossal, ma mi è capitato di vederci anche quelli. La programmazione mai scontata, i biglietti al contrario spesso scontati, un ambiente accogliente gestito da persone alla mano con cui nel tempo è impossibile non familiarizzare. Questo è stato l’Apollo per me. Non il cinema più vicino (abito a 9 fermate di metro), né il più grande a livello di sale (come dimenticarne i nomi: Dafne, Elettra, Urania, Fedra, Gea..), però il migliore. Per questo il cinema Apollo mi mancherà.

Attualmente, non mi considero un cinefilo.  La descrizione “appassionato di film” per quanto vaga e spesso abusata credo sia più calzante. Ho i miei gusti (lapalissiano direte voi), e i miei gusti non sono gli stessi, o almeno non lo sono più, di chi va in un multisala in cerca di risate facili, lancio di pop-corn da 7 euro al barile e cagnara da scolaresca. Riconosco in me un mutamento e forse una maturazione nel corso degli anni (speriamo!) che in qualche modo devo anche alla mia frequentazione del cinema Apollo. Per questo trovo assurdo e incoerente negare la realtà dei fatti e oppormi a uno degli effetti negativi della globalizzazione. L’appiattimento culturale è certamente un pericolo legato alle nostre abitudini, e quindi alla possibilità di preservarle che spesso non dipende da noi. Non ho intenzione di denunciare alcun attentato alla cultura perché penso che comunque la cultura sia una questione di mentalità. Una scelta personale. Se è vero che per sopravvivere e non estinguersi bisogna stare al passo con i tempi, allora credo che la cultura riuscirà ad evolversi anch’essa; naturalmente assumendo altre forme e sviluppando altre modalità di accesso. Nella più viva speranza che la cultura non diventi o non rimanga un privilegio sempre più elitario e controcorrente, non posso che dire una cosa a chi si è occupato del cinema Apollo in questi anni: grazie.

 

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Un pensiero su “Perchè il cinema Apollo mi mancherà

  1. condivido il tuo pensiero sull’argomento e il fatto che non ti sei fermato a, per l’appunto, una sterile polemica pro o contro Apple.
    Tuttavia, mi permetto solo di dire questo: la fine dell’Apollo non l’ha sancito mere operazioni di edilizia e business, ma la graduale disaffezione dei suoi frequentatori a frequentarlo.
    Io amo il cinema e non perdo occasione di andare a vederlo ogni volta che posso: blockbuster, d’autore o di nicchia; sono anche socio di un cineclub.
    Se amiamo le sale storiche, frequentiamolo, stimoliamo a sentirle nostre, non bistrattiamole solo per re-interessarsene per fare proteste.

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