Travi$ Scott – Rodeo (Recensione)

Il 5 di settembre è uscito l’album d’esordio di Travi$ Scott, “Rodeo”. Atteso? Decisamente sì, almeno in America. Se non vi fidate di me, vi bastino i numeri. Il disco di debutto del texano è infatti entrato direttamente alla posizione #1 nella Top Rap Albums Chart di Billboard US, dopo essere stato posticipato per mesi. I featuring sono diversi e i nomi di spicco non mancano (2 Chainz, Kanye West e ScHoolboy Q per dirne alcuni), ma questa, per chi già lo conosce, non è una novità.

Il rapper texano (che rapper non è, o almeno come tale non vorrebbe essere etichettato, visto che a sua detta “I’m everything except a rapper”) infatti ci aveva già abituato nei suoi primi due lavori, i mixtape “Owl Pharaoh” e “Days before Rodeo”, a collaborazioni di alto livello. Nel primo, del 2013, ad esempio comparivano Meek Mill, A$AP Ferg e naturalmente T.I., (proprietario/fondatore dell’etichetta “Grand Hustle” che lo ha messo sotto contratto e che, in questo cd appare come voce narrante in diversi intro e outro). Nel secondo, del 2014, dal titolo piuttosto anticipatorio, abbiamo sentito il nostro chiamare in causa tra gli altri Big Sean e Rich Homie Quan.

Mettendo le carte in tavola fin da ora, dopo averlo ascoltato diverse volte, la mia opinione sull’album è questa: le canzoni trascinano, le basi sono quasi una più bella dell’altra e di stile ce n’è in abbondanza (sebbene la somiglianza con il suo mentore Kanye West qualche volta sia al limite dell’imbarazzante). I testi però.

Chiaro, i testi vanno rapportati al contesto da cui proviene chi li ha scritti. La storia di Travi$ Scott, all’anagrafe Jacques Webster, è tutt’altro che piatta e banale e vi consiglio perciò di approfondire. Detto questo, non posso comunque negare una certa delusione nel sentire un personaggio, che date le sue esperienze potrebbe comunicare così tanto, parlare quasi esclusivamente di “quanto è bella la droga”.

Quello che ho provato riascoltando più volte “Rodeo” è il tipico dispiacere di chi, sentendo un nuovo disco hip-hop, spera di trovare qualcosa di più che la bruciante voglia dell’artista di confermare decine di stereotipi, a mio modo di vedere, nocivi per l’intero movimento. Ma andiamo con ordine.

Come anticipato, le tracce, almeno a livello musicale sono delle bombe assurde. È innegabile. Su 16 pezzi (14 + 2 Bonus Track), almeno 10 secondo me fanno paura. Quello che segue è dunque un breve resoconto, con commento, dei brani che più ho apprezzato e che, nonostante tutto, consiglio di questo album:

  • “Oh My / Dis side” à insieme a Quavo, membro dei Migos (sedicente gruppo composto da 3 [ex?] drug-dealer di Atlanta) parla delle sue esperienze passate, della vita di strada e quindi della propria città natale, Houston, la quale tornerà più volte nel corso del disco. Purtroppo solo superficialmente.
  • “3500” à con Future e 2 Chainz, partendo dai 3500$ spesi da Kim Kardashian per comprare una pelliccia alla figlia di neanche due anni, celebra la propria credibilità di strada assurgendosi a status symbol vivente, dedito (se non si fosse capito) agli eccessi.
  • “Pray 4 Love” à con l’ausilio di The Weeknd (di cui abbiamo recensito il disco, qui) tratta diverse tematiche, tra cui la vita da star, le proprie cattive abitudini e quelle dei poliziotti (leggere alla voce “Eric Garner”). Complessivamente, è un elogio dei dannati condito da riferimenti biblici che però non va mai davvero in profondità
  • “Nightcrawler” à avvalendosi dell’aiuto di Swae Lee dei Rae Sremmurd e Chief Keef, esalta il proprio stile di vita sregolato fatto di droga, sesso e party. Assoluto protagonista, forse dell’intero album, è il “lean”, un beverone viola alla codeina (ottenuto mischiando sostanzialmente sciroppo per la tosse e sprite) che riscuote un grande successo tra i rapper, da un po’ di anni a questa parte.
  • “Piss on your Grave” à con Kanye West sforna una delle canzoni più riuscite del disco, in cui il bersaglio della iconica “pisciata sulla lapide” è l’attuale classe dirigente (bianca) rea, a detta dei due, di stare inculcando valori disfunzionali ad intere generazioni di giovani. Un grido di speranza davanti al sogno americano che viene ucciso.
  • “Antidote” à qual è il segreto dei selvaggi show di Travi$ Scott (che neanche due mesi fa è stato arrestato dopo solo una canzone, al festival Lollapalooza, per aver incitato il pubblico alla rivolta) nonché l’antidoto ai mali della vita? La droga naturalmente. In particolare il lean.
  • “Maria / I’m Drunk” à il featuring che forse non ti aspetti e non per via di Young Thug (presente anche nel secondo mixtape), ma per via di Justin Bieber. Nella prima parte del pezzo si gioca sul parallelismo tra una donna e l’erba, mentre nella seconda viene sbandierata la passione degli artisti per le donne e l’alcool. Non esattamente il massimo dell’originalità.
  • “Flying High” à con Toro y Moi, altra vecchia conoscenza che apparve in un interludio del primo mixtape, compone un anthem in cui a essere celebrato è il perenne stato alterato di coscienza dei due compagni di merende. Anche qui, lean come se non ci fosse un domani.
  • “I Can Tell” à questo è un pezzo davvero interessante. Travi$ lascia aperto uno spiraglio della sua anima da cui osservare la sua storia, fatta di progetti, rinunce, rischi, incertezze e successi. Tutto sommato, se da sedicenne che in cameretta componeva basi da condividere su myspace è passato a chiamare “amici” rapper come Kanye West e T.I., un motivo ci sarà. Peccato sfruttarlo così poco.
  • “Ok alright” à altro pezzo autocelebrativo in cui, in questo caso insieme a ScHoolboy Q, parla del proprio stile di vita al limite e di quanto tutto vada bene se si sta 1) al top 2) con una bel bicchiere di lean in mano.

Dovendo dare un giudizio finale, direi che è stupido fossilizzarsi da parte mia su quello che mi sarebbe piaciuto trovare e non ho trovato, così come solo un cieco non vedrebbe che se pezzi del genere riscuotono un tale successo in America è perché in diversi contesti questo è ciò che la gente pensa e che quindi vuole sentire nelle canzoni. Ciononostante, scusatemi, ma mi permetto di essere stupido e pensare che Mr. La Flame abbia da offrire più di questo.

Per quanto mi riguarda, la strada per diventare il nuovo Kanye West, per Travi$ Scott (classe 1992) è ancora lunga. Non ci sono dubbi sul talento. Restano dei dubbi sul “come” e “se” deciderà di sfruttare quel talento che lo ha già lanciato in vetta alle classifiche. Come T.I. nell’outro di “Apple Pie”, che in origine doveva essere l’ultima traccia del disco, mi chiedo quindi anch’io: “Will he survive the rodeo?”

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