False notizie: il caso mediaset e i finti servizi ad hoc

Il giornalismo italiano non è un tipo di sistema a cui bisogna guardare con troppa ammirazione. Da che è emerso l’online, la macchina del giornalismo si è fatta più complessa, più sfaccettata, ma il rapporto con la verità è rimasto spesso ambiguo, favorendo le visualizzazioni al contenuto; un notizia falsa che attira tanti click sarà sempre preferibile alla rinuncia della notizia stessa perchè smentita o perchè non sussiste il fatto descritto dalla notizia. In un caso si pubblica qualcosa – spesso qualcosa che garantisce molte condivisioni e molte visualizzazioni; nel secondo caso una (necessaria) deontologia spezza il meccanismo; la notizia non viene pubblicata e bisogna trovare qualcosa d’altro da pubblicare. Le versioni online dei giornali tradizionali non attuano questo meccanismo. Controllano poco, spesso superficialmente, e pubblicano molte cose false. Quasi tutti i giornali online (e le agenzie) sono colpevoli di questo: appare piuttosto evidente e ben documentato dal nuovo libro di Luca Sofri (direttore e fondatore del Post) “Notizie che non lo erano
Ma il debuking non può mai essere conclusivo, ed ecco che nell’ultimo mese e mezzo il mondo delle notizie sfodera due casi piuttosto eclatanti e molto importanti di fabbrica delle notizie. Ovviamente c’è dell’altro, tipo che notizie pubblicamente smentite sono ancora reperibili online in alcuni testate senza alcuna correzione.

Atto I
L’8 aprile va in onda a Mattino 5 un servizio in cui due ragazzine rom fanno diverse affermazioni forti di menefreghismo verso le vittime dei furti (in particolare gli anziani) e dicono di fare fino a mille euro al giorno con furti e borseggi. Le due ragazze sono evidentemente giovani, parlano per loro stesse e hanno un tono piuttosto arrogante. Dato il periodo storico particolarmente sensibile, la notizia è una scatola di fuochi d’artificio il cui contenuto è tipicamente virale, cioè e il video tipico che viene ripreso migliaia di volte su Facebook e Twitter, generando una spirale di visualizzazioni. In studio, a commentare, c’è Matteo Salvini, che pare addirittura imbarazzato dall’enorme favore che gli stanno facendo, cioè dire che non si deve nemmeno impegnare, l’indignazione è troppo sclerotica e trasversale.

Meno di venti giorni dopo un’inviata di Servizio Pubblico è in campo rom di Roma. Accidentalmente chiede di queste ragazze e le viene detto che sono di un altro campo. Lei le incontra e le intervista. Viene fuori che la giornalista di Mattino 5 abbia dato loro 20 euro per mentire spudoratamente e costruire un contenuto che non esisteva, palesemente iperbolico e inaffidabile. Nonostante questo Federico Novella, conduttore del programma del palinsesto mattutino Mediaset ha detto: “Non dobbiamo vergognarci per aver fatto il nostro lavoro, perché abbiamo mostrato solo la realtà, una realtà che qualcuno vuole tenere nascosta.”, facendo intendere che invece ad essere falsa era la smentita.

Ancora oggi sul sito de IlGiornale si può trovare l’articolo: Le ragazzine zingare: “Facciamo mille euro al giorno e se muori tu non ci importa”, datato 8 aprile. Non ci sono state senza rettifiche nè allusioni ad una sua possibile falsità. Come se non fosse successo niente.

Atto II
A Quinta Colonna e a Dalla vostra parte, due programmi condotti da Paolo Del Debbio su Rete4, è successa una cosa analoga. Il giornalista Fulvio Benelli in due distinte occasioni (3 aprile e 27 aprile) ha costruito ad arte dei servizi su due punti cruciali della sensibilità attuale: i rom (di nuovo) e i musulmani radicali. Entrambi erano giornalisticamente poco rilevanti, trattandosi di interviste in cui gli intervistati (poi si è scoperto essere una sola persona che diventatava musulmano e rom all’occorrenza) esprimevano proprie posizioni a favore dell’uccisione dei cristiani o mettevano in scena un finto furto d’auto.
Benelli è poi stato licenziato.

Nell’occasione del 27 aprile, in cui era andato in onda il servizio sul rom, era ospite ancora Matteo Salvini, ovviamente ignaro di tutte le orchestrazioni.
Ad aver smascherato Mattino 5 era stato Servizio Pubblico. Ad aver smascherato Benelli è stata Striscia la notizia, programma anch’esso coinvolto nella sospensione di un popolare duo di inviati che pure inventavano servizi.(Era uscita da un certo punto la bufala che erano stati trovati in possesso di 18 kg di cocaina, ovviamente notizia falsa.)

Tutto questo mentre alle amministrative in Trentino Forza Italia non andava certo bene. Favore a Salvini incosciente e involontario, forse, oppure smascheramento palese di un meccanismo di share che non sente ragione di alleanze, anche quando lo stipendio viene dallo stesso padrone. Striscia che sbugiarda Quinta Colonna anzichè lavare i panni sporchi nel proprio retrobottega in comune. Possibile, come sembra far intendere Stefano Feltri sul Fatto, che Benelli fosse stato beccato precedentemente, e che per salvare la faccia Mediaset abbia affidato a Striscia il compito di smentire pubblicamente il giornalista, al fine di salvare la faccia.
Certezze: la televisione è, tra tutti i mezzi, quello più inaffidabile. Soprattutto i talk show, dove la realtà è sempre una meta-realtà, cioè dove per giustificare il fiume di parole spese intorno a contenuti inesistenti, si ha il potere di cambiare la realtà stessa.

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