Baltimora e il meltin pot tra professionisti e amatori del giornalismo contemporaneo

Qualche giorno fa TIME ha raccontato una storia particolarmente significativa per capire quello che sta succedendo nel mondo del giornalismo contemporaneo. Qualche premessa, prima.

Il 19 Aprile 2015 è stato ucciso a Baltimora un ragazzo di colore che si chiamava Freddy Gray. Gray aveva ventisei anni, era stato arrestato dalla polizia la mattina del 12 aprile dopo aver tentato la fuga non appena scorti gli agenti. Era stato pertanto inseguito ed arrestato. Gli agenti, secondo il verbale, l’avevano scambiato per uno spacciatore, o comunque avevano ritenuto il comportamento di Gray abbastanza sospetto da arrestarlo. Meno di un’ora dopo l’arresto Gray è stato ricoverato per gravi lesioni alla spina dorsale, e dopo una settimana di coma è deceduto. L’Atlantic ha messo insieme un po’ di cose che non vanno riguardo all’arresto, su cui ci sono indagini, proteste, e moltissime punti oscuri.

Questo è l’ultimo evento di una serie piuttosto dubbia di arresti verso persone di colore. A Baltimora, dopo l’omicidio di Gray, sono scoppiate molte proteste organizzate e spontanee, degenerate in rivolte urbane in cui sono stati incendiati edifici e macchine, tra cui alcune della polizia. Il sindaco ha disposto il coprifuoco (dalle 22 alle 5) e questa notte sono state arrestate delle persone per aver manifestato dopo le 22, violando quindi il coprifuoco.

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Time ha usato una foto di Allen per la copertina del numero di questa settimana.

La storia raccontata dal TIME è accaduta in questo contesto. Durante le proteste e le sommosse un fotografo amatoriale ventiseienne, David Allen, ha scattato delle foto e le ha pubblicate su Instagram. Le foto sono diventate virali in breve tempo (grazie anche ad una condivisione di Rihanna, che qualche milione di follower) e le sue foto riproposte su diversi giornali americani e internazionali. TIME ne ha raccontato la storia dove c’è una sua intervista in cui spiega quello che ha fatto. Tra le altre cose dice di conoscere abbastanza bene la sua città (Baltimora, che definisce “frustrata”) per non essere rimasto sorpreso dagli eventi.

“I went in thinking I would show the good, the bad and the ugly. Of course, since I’m a black man, I understand the frustration, but at the same time, I’m a photographer. I’m not going to lie to you. I’m going to tell you exactly what happened. That was the goal.”

La storia di Allen è uno di quegli esempi che sintetizzano molto bene una piega che ha preso il giornalismo. Le notizie sono fatte dall’utenza, sfumando completamente quella linea di demarcazione prima molto evidente tra chi produce e aggrega le notizie e chi le legge. È una storia già sentita, se ne parla ogni volta che succede qualcosa il cui video finisce su Youreporter. Frane, terremoti, sparatorie. I testimoni si fanno giornalisti. Gli organi di informazione hanno perso il monopolio della breaking news non solo nell’immediatezza dell’evento ma anche in quella casistica in cui sarebbe possibile mandare un professionista, magari sottopagato ma pur sempre un professionista. A Baltimora c’erano sicuramente molti fotografi professionisti, dipendenti e free-lance. Ma a questi va aggiunta la squadra degli amatori, il cui nome è evidentemente improprio. Le fotografie di Allen non sono certo amatoriali per tecnica e sono state pubblicate da testate importanti. Un free-lance professionista magari non è riuscito a venderne nessuna e di conseguenza non è stato pubblicato.

Se da una parte l’informazione ne guadagna per un’apertura pressochè totale alle possibilità di fare news scattando una fotografia o twittando quello che succede, dall’altra ne perde in professionalizzazione e non per per forza è un bene. Alla breaking manca il passo successivo, cioè una necessaria elaborazione della notizia. Bisogna spiegare perchè le rivolte di Baltimora sono importanti, cosa significano, cosa è successo prima e cosa potrà succedere. Non basta dire che c’è una rivolta. Questo sviluppo appartiene ancora saldamente al giornalismo tradizionale, e non può essere delegato all’utenza. Il rischio è che aumenti la disaffezione allo sviluppare la notizia. Quel che interessa è lo scroll, raramente l’approfondimento.  (Interessante la semiotica della scroll: Facebook, Instagram, Twitter, siti di news. Tutto parte dall’alto e si fa scivolare verso il basso. Si leggono i  titoli senza contenuti.)

Paradossalmente quello che sta accadendo al giornalismo è uno sviluppo a doppio imbuto. Ad un livello di immediatezza siamo tutti potenziali giornalisti, basta lo smartphone (evviva la retorica) o più realisticamente basta una reflex e l’idea di scattare qualche foto interessante che attiva il meccanismo dell’andare e dell’essere dove accadono le cose. Rispetto a venti, trenta, cinquanta anni fa le persone coinvolte (potenzialmente) sono molte, molte di più. Ad un livello più professionale, se si vuole, l’imbuto invece si è ristretto. I giornali di carta hanno breve futuro (ma lo si dice da troppo tempo e ho preso a non fidarmi più della previsione) e in generale si fa fatica economicamente, a meno che alle spalle non ci siano enti e istituzioni di cui il giornale è voce. Il corpus di coloro che hanno possibilità (che non vuol dire competenze) di andare oltre la breaking, di svilupparla, è ristretto. Questo anche perchè le persone che leggono sono poche e la stampa è spesso faziosa, quindi sviluppa la notizia seguendo delle pre-concettualizzazioni che le rendano strumentali (pensate per esempio alla notizia di uno sbarco).

Meglio/peggio? Io sto con Alan Rusbridger, ex direttore del Guardian, che ha detto: “I giornali sono in crisi, il giornalismo non è mai stato meglio”. Non c’è stato periodo nella storia dell’uomo in cui l’informazione era così capillare, così trasversale e così accessibile. 

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3 pensieri su “Baltimora e il meltin pot tra professionisti e amatori del giornalismo contemporaneo

  1. Come sempre, grande articolo. È vero il giornalismo, nel senso di diffusione capillare di un gran numero di news, gode di un momento di grazia, grazie all’immediatezza e alla capacità, o meglio possibilità, di “diventare reporter” con molta facilità, come hai giustamente sottolineato. MA il giornalismo DEVE approfondire, scavare e sviscerare ogni singolo dettaglio e risvolto di una notizia. Altrimenti sarà sempre più complesso distinguere, nel turbinio di news, o meglio di titoli, quelli approfonditi, documentati e con un carattere professionale. Le breaking news dovrebbero essere sempre integrate con un adeguato approfondimento giornalistico. Il problema è che all’approfondimento e all’accuratezza la maggior parte della gente sembra preferire l’immediatezza…

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