Quell’idiota di Stalin, jr.

Yakov, un nome qualunque. Džugašvili, un cognome russo come ce ne sono tanti altri.
Yakov Džugašvili, un nome che non dice niente. Se non fosse che Džugašvili in Russia è un cognome importante. E Yakov Džugašvili non era un persona qualunque.
Džugašvili è il cognome di Iosif. E Yakov è il figlio di Iosif, di Iosif Džugašvili o, in arte, “l’uomo d’acciaio”, che per tutti noi vuol dire Superman, ma tutti noi siamo degli bestemmiatori, perchè uomo d’acciaio, in russo, si dice Stalin. Continua a leggere “Quell’idiota di Stalin, jr.”

Dimitri I, storia breve di un grande bugiardo

Grigorij Otrep’ev oltrepassa il confine tra Polonia e Russia sul finire del 1604, direzione Mosca, intenzionato a diventare Zar di tutte le Russie. Il pomeriggio del 17 maggio 1606 si sta muovendo in direzione opposta, sparato dai ribelli con un cannone, col nome di Zar Dimitrij I. Continua a leggere “Dimitri I, storia breve di un grande bugiardo”

Twitter e il tempo delle notizie: caso GermanWings

Oggi, poco prima delle 11, un aereo Germanwings è precipitato nel sud della Francia.
Ho letto la notizia praticamente in contemporanea e ho cominciato a vedere come girava anche questa notizia su Twitter. L’avevo già fatto per la vicenda di Charlie Hebdo e per il recente attentato al museo del Bardo di Tunisi.

C’è una sostanziale differenza tra questo caso e gli eventi di Parigi sia di Tunisi. In questi ultimi due le agenzie e gli organi di stampa – si parla sempre di provider di news ufficiali – manifestavano una confusione spaventosa sul numero di vittime.
Perchè? Quel che scrivevo nel pezzo su Charlie era che la confusione deriva proprio dalla struttura del mezzo Twitter. Fonti che non sono controllabili vengono riprese da account affidabili e successivamente dalle grandi agenzie. Le fonti (cioè i primi che hanno scritto qualche cosa) rimangono magari sconosciute; la notizia che hanno lanciato però diventa ufficiale. Tutto bene, fino a che la notizia non si rivela falsa o parziale. Di nuovo ci sarebbe da chiedersi perchè. E la risposta va cercata nella rapidità e nell’attualità che Twitter consente all’informazione. Una diretta assoluta, un presente unico in cui i giornalisti non hanno il tempo materiale rispettare quel grande requisito di una volta (e di oggi, per qualcuno, per fortuna) della veridicità di una fonte. Canali All news 24 e Twitter. La società vuole essere sempre sul pezzo. Manifesta (o si crea) un nuovo bisogno di informazione contemporanea al fatto. 

Questo secondo aspetto è quello che emerge meglio dal caso di oggi. Sul primo, cioè sul numero delle vittime, oggi non c’era possibilità di errore. Sono morti tutti. Nessun sopravvissuto. Ma sulla contemporaneità tra fatto e informazione la vicenda oggi rappresenta un ottimo esempio. Continua a leggere “Twitter e il tempo delle notizie: caso GermanWings”

Un dilemma moderno, la moviola in campo

È il settantasettesimo minuto di Milan-Cagliari, anticipo serale della ventottesima giornata della stagione 2014-2015, quando Ceppitelli, difensore della squadra ospite, sul risultato di 2-1, atterra Cerci diretto in porta. L’arbitro assegna il rigore al Milan, ma c’è qualcosa che non va: il fallo è stato commesso fuori area.
I giocatori del Cagliari hanno visto, anche quelli del Milan probabilmente, l’intero stadio ha visto e il pubblico televisivo lo ha già visto e rivisto almeno un paio di volte. L’arbitro no, l’unica persona di cui l’opinione conta ha sbagliato, e non si può tornare indietro. A fine partita Zdenek Zeman, allenatore del Cagliari, attribuirà a questo errore la sconfitta della sua squadra, lamentando la mancanza di buonafede del direttore di gara.
Un normale errore, forse particolarmente grossolano. Niente di eccezionale, non fosse che nel post-partita, mentre Abate, un giocatore del Milan, viene intervistato da Sky, alle sue spalle passa Avelar, del Cagliari, e mostra dallo schermo del suo smartphone l’episodio incriminato. Non dice nulla ma è come se urlasse “avete visto com’è facile?”. Continua a leggere “Un dilemma moderno, la moviola in campo”

La direzione del Guardian e la gattopardata di Rcs

Il 30 dicembre 2014 la Scott Trust Limited, una holding editoriale inglese, pubblicò un annuncio un cui si cercava, come se fosse il lavoro più comune del mondo, un nuovo direttore per uno dei giornali da essa controllati.
Suonava proprio come uno di quegli annunci in cui una famiglia cerca una baby sitter. Solo che al posto della baby sitter, c’era scritto che il lavoro offerto era quello di direttore di uno dei più importanti quotidiani al mondo: il Guardian. Continua a leggere “La direzione del Guardian e la gattopardata di Rcs”

La rivoluzione in bicicletta: Shannon Galpin e le due ruote afgane

Ci sono storie di cui i telegiornali parlano poco ma che vale la pena ascoltare. Una di queste è la storia di una donna che ha deciso di rimettersi in gioco e lavorare per altre donne, quelle dell’Afghanistan e delle zone di guerra. Con un solo strumento: la bicicletta. DONNE IN BICI 2

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Vivere e morire nelle stragi ai tempi di Twitter

Vivere e morire nelle stragi ai tempi di Twitter. Già durante la strage di Charlie Hebdo a Parigi le agenzie davano costantemente degli aggiornamenti su Twitter, ma con fonti mai confermate, essendo però loro stessi delle fonti affidabili. Ovvero la storia funziona così: se un agenzia come AFP scrive qualcosa di non confermato, per il fatto che quella notizia (vera – falsa – presunta) sia scritta da AFP, essa diventa una notizia affidabile e altre agenzie/giornali/persone la riprendono convinti sia veritiera (non vera, ma poco ci manca).
Ne avevo scritto, e allora come oggi il nodo principale riguardava la cosa più importante: le persone, e ancor più grave il numero dei decessi. Continua a leggere “Vivere e morire nelle stragi ai tempi di Twitter”

Tiki Taka, ovvero la caciara come metodologia

Controcampo parte uno.

Capita nei lunedì notte invernali che la televisione sia la più facile delle consolazioni. Per chiunque ami lo sport (leggi: calcio) il lunedì è il giorno del moviolone, dei replay e dei voti al fantacalcio. Magra consolazione alla settimana da venire.

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Le Slot machine e quei soldi di cui non possiamo fare a meno

Mini-casinò ovunque. Aprono al posto delle banche, aprono in periferia e nella provincia, a macchina d’olio, sempre di più. Poi ci sono i bar vicino alle case popolari, quelli con la zona macchinette dove si può fumare anche se non si può e le videolottery, dove ti giochi dieci euro alla volta. Dentro le solite facce sfatte e distratte. Poi ci sono i siti internet di scommesse dove la fortuna è algoritmica, mai così vicina e controllabile, rispetto alla variabilità tutta umana di un evento sportivo. Comincia la farsa. Scommettere sul non-esistente, sul già determinato, sul matematico.
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Il supereroe senza supercattivo

Matteo Renzi è un grande amante delle promesse, come abbiamo potuto verificare in quest’anno in cui ha guidato il paese. Una delle sue preferite è “governeremo fino al 2018”, ed è possibile che la mantenga soprattutto per un motivo: non ha un’opposizione in grado di fermarlo. Continua a leggere “Il supereroe senza supercattivo”