Tsipras, a che punto siamo?

Mentre in Italia si celebra l’elezione di Sergio Mattarella a Presidente della Repubblica, evento che di fatto mantiene lo status quo di un panorama istituzionale inerme di fronte allo strapotere di Matteo Renzi, in Grecia la festa per la vittoria di Syriza è già finita, ed è giunto il momento di passare dalle parole ai fatti.
La Sinistra greca ha ereditato il potere da PASOK, partito conservatore guidato da Antonis Samaras, con l’intenzione di capovolgere la politica economica ellenica. Forte del largo sostegno del suo popolo, Alexis Tsipras, leader di Syriza e nuovo capo del governo, vuole proporre all’Europa un nuovo patto per il la restituzione del debito che la Grecia ha contratto nei confronti dei maggiori organi economici europei e degli Stati dell’Unione Europea. Infatti molti Stati dell’UE sono diventati creditori della Grecia nel 2010, anno del primo piano di salvataggio della Grecia dal default.
Il suo avversario è la cosiddetta Troika, appendice di controllo non ufficiale formata da esponenti di BCE(Banca Centrale Europea), FMI(Fondo Monetario Internazionale) e Commissione Europea, la cui richiesta è di attenersi al piano di rientro stipulato col governo precedente e di realizzare alcune riforme sociali in grado, secondo il maggior centro di potere continentale, di far uscire la Grecia dalla crisi.
Tsipras, prima di trattare con i massimi dirigenti europei si è occupato di affari interni, alleandosi a sorpresa con gruppo liberal-conservatore ma euroscettico di ANEL, giudato da Antonis Kammenos, formando una squadra mista, seppur sbilanciata a suo favore, e stendendo un elenco delle azioni di governo con priorità immediata, tra le quali riforme sociali, come l’aumento dello stipendio minimo garantito, e mosse economico-strategiche, quali il blocco degli investimenti sulle minire di Calcide, un caso TAV greco, e lo stop alla privatizzazione del Porto del Pireo, altro punto di contrasto con l’UE.
In avanscoperta ci è Yanis Varoufakis, lo scapigliato nei modi ma non di fatto(più che altro perché impossibilitato) neo-Ministro dell’Economia ha iniziato un tour per l’Europa che l’ha visto sino ad ora incontrarsi con il suo corrispettivo francese Michel Sapin e con quello inglese Geroge Osborne.
La ricetta che Varoufakis ha proposto ai suoi colleghi è semplice: la Grecia onorerà il debito solo se il suo pagamento compreso di interessi futuri, messe in soffitta le scadenze ora in vigore, sarà rateizzato andando di pari passo con la crescita della penisola ellenica.
Se la Francia si è dimostrata conciliante, pur facendo sapere di non essere intenzionata a scontrarsi con la Germania, la risposta inglese è stata come di consueto più fredda, anche se Osborne ha detto di concordare sul fatto che l’Eurozona abbia bisogno di una politica maggiormente funzionale ad incentivare la crescita dei suoi Paesi in difficoltà.
Al contrario il Ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble e il Presidente della Commissione europea, sino ad ora ignorati dal tour di Varoufakis, si sono detti contrari alla ristrutturazione del debito e contrariati dalla decisione di Syriza di non trattare cn la Troika bensì con i singoli Stati creditori.
Curiosamente le dichiarazioni di maggiore sostegno per la Grecia sono giunte da Oltreoceano, da dove il Presidente USA Barack Obama ha chiesto alla Troika di smettere di spremere di gli Stati in difficoltà, spiegando come gli Stati Uniti abbiano superato la crisi puntando sulla crescita.
Ed oggi è arrivato il momento di Tsipras che, riunitosi con Varoufakis, si è recato a Roma. Il secondo ha pranzato con Padoan, il primo ha chiesto e ottenuto l’appoggio di Matteo Renzi sul suo piano di ristrutturazione del debito. Messa da parte la retorica, il Presidente del Consiglio italiano ha dato la sua disponibilità al dialogo, già un passo avanti rispetto ai dinieghi che arrivano dalla Merkel, a cui Renzi sta facendo riferimento per le sue di riforme. Varoufakis non ha commentato in dettaglio l’incontro con Padoan, ma da detto che è nell’interesse dell’Italia che l’Eurozona cambi le regole del gioco.
La partita decisiva si giocherà nei prossimi giorni, infatti il duo greco affronterà la temuta Troika: già domani il duo greco incontrerà Mario Draghi, a capo della BCE, e Jean Calude Juncker, Presidente della Commissione europea, poi Giovedì sarà la volta di Wolfgang Schäuble.
A prescindere dalle indicazioni che sono state date nella conferenza stampa congiunta Tsipras-Renzi, rimane comunque difficile ipotizzare quali saranno gli ulteriori sviluppi della vicenda, tanto che la Stampa italiana non si è affatto dimostrata brillante nel raccontare dell’avventura di Syriza.
In effetti è difficile dire qualcosa di originale su Syriza senza essere pessimisti e dire che il suo progetto molto ambizioso potrebbe fallire facilmente se i suoi interpreti non saranno in grado di trovare gli appoggi giusti in Europa o, come da speculazioni più ardite ma già smentite, nella Russia di Putin.
Tuttavia Tsipras ha già dimostrato realismo, affermando di sapere che il grande consenso ricevuto in Grecia non è di natura ideologica, e pragmatismo, alleandosi con gli euroscettici di ANEL, contribuendo a non far pensare che le sue pretese siano campate per aria e piuttosto che abbia qualche carta in mano ancora da giocarsi.
Insomma l’ottimismo non cade dalle nuvole e la fiducia nelle parole di Varoufakis e nelle sue non sembra sembra essere malriposta. Troika permettendo.

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