Tsipras, Alba Dorata, l’Europa e l’Armata rossa


Oświęcim, Polonia, gennaio 1945
L’Armata rossa, avanzando verso ovest, scopre i campi di sterminio nazisti. A maggio, la Germania nazionalsocialista si arrenderà agli alleati e il mondo intero dirà che non sarebbe mai più dovuto accadere. Gli alleati a Berlino, il processo di Norimberga, la nuova Europa. Quell’anno, il nazifascismo era stato sconfitto per sempre.


Atene, Grecia, gennaio 2015
I cittadini greci sono chiamati alle urne. Dopo lo scioglimento del parlamento, il 29 dicembre del 2014, il 25 gennaio si vota per eleggerne uno nuovo e per scegliere chi dovrà formare il nuovo governo. Vince Syriza, partito di sinistra (sinistra vera) che col 36,3% si aggiudica 149 seggi, due soli in meno dei 151 che significano maggioranza assoluta.Per governare servirà un’alleanza con Anel, partito di destra con cui però Syriza condivide la linea principale del disegno politico, ossia la volontà di dare battaglia all’Unione Europea e alle sue politiche d’austerità. La Grecia è stata devastata dalla crisi economica iniziata nel 2008, la disoccupazione è al 27%, le casse dello stato in condizioni pietose, il debito pubblico è a livelli impressionanti e Alexis Tsipras, leader di Syriza, sarà il quinto premier greco dall’autunno 2009 ad oggi. C’è chi ventila la possibilità che la Grecia esca dal novero dei paesi che utilizzano l’Euro come moneta, ma pare assai improbabile, come ha ribadito lo stesso Tsipras, oltre che probabilmente sconveniente per i greci e sicuramente difficilissimo dal punto di vista pratico. Sicuramente sarà lotta dura a Bruxelles e Strasburgo, sicuramente Angela Merkel, cancelliere tedesco tedoforo della linea dura verso i paesi più inguaiati e indisciplinati, non sarà contenta (nonostante anche lei abbia detto che la Grecia serve all’Europa e che nessuno la vuol vedere andare via) e sicuramente Tsipras e Syriza sono la grande speranza di milioni di greci ed esempio da seguire per le sinistre d’Europa. Incontreranno diversi ostacoli, ovviamente, ma uno, uno di questi in particolare è passato un po’ in disparte, nel fiume di parole che sono state dette e scritte sulle elezioni greche: Alba Dorata.
Alba Dorata è un partito neonazista e ieri ha preso il 6,3% dei consensi tra i cittadini del paese culla della democrazia. Nato nel 1993, da accozzaglia di nazionalisti, metaxisti (nostalgici del dittatore Ioannis Metaxas, che governò il paese tra il 1936 e il 1941 modellando la nazione ispirandosi all’Italia fascista) dalla testa calda, s’è trasformato in un’organizzazione discretamente grande, entrando a far parte del Fronte Nazionale Europeo, associazione politica continentale che raduna vari gruppi politici “neri”, tra cui gli italiani di Forza Nuova e il Front Nationale di Marine Le Pen, francese, che essendo più moderato è più grande e più seguito. Se l’FN è divenuto un partito più istituzionale, Alba Dorata è rimasta “squadraccia”, finendo spessissimo sui giornali per raid punitivi, intimidazioni, inneggiamenti ad Hitler e un generalizzato e cieco odio per qualunque cosa non sia greco e neonazista, dall’Europa agli immigrati di qualunque provenienza.
La Grecia si trova a fare i conti coi suoi neonazisti nel 2010, quando nelle elezioni amministrative il partito si aggiudica il 5,3% nel comune di Atene e nel 2012, quando tocca quota 6,9% alle elezioni parlamentari. La campagna elettorale è ovviamente impostata sull’assegnazione agli stranieri e agli omosessuali la colpa di tutti i mali del paese o quasi e il 17 maggio, giorno dell’insediamento del parlamento ellenico, i militanti di Alba Dorata ci entrano marciando col passo dell’oca, imponendo ai giornalisti di alzarsi in piedi al cospetto di Nikòlaos Michaloliàkos, leader del partito. Alcune settimane dopo viene organizzata ad Atene una distribuzione gratuita di derrate alimentari a chiunque fosse di cittadinanza greca.
Il 28 settembre 2013, ad Atene, la procura fa convocare, interrogare e successivamente arrestare lo stesso Michaloliàkos, oltre che il portavoce nazionale Ilias Kasidiaris, il vicepresidente nazionale Christos Pappas, i deputati Ilias Panagiotaros, Yannis Lagos e Nikos Michos, il segretario della sezione di Alba dorata del quartiere di Nikeia Nikos Patelis e due commissari di polizia. Le accuse sono gravi. I magistrati li accusano di essere i mandanti dell’omicidio di Pavlov Fyssas, rapper di idee politiche diametralmente opposte a quelle di Alba Dorata, avvenuto la notte del 17 settembre 2013 nella capitale greca. Dal 1974, anno di ritorno alla democrazia in Grecia, lo stato maggiore di un partito rappresentato in parlamento non era mai stato arrestato. Per di più, alle accuse già gravissime, s’aggiungono quelle di diverse autorità greche, che accusano il partito neonazista, in collaborazione con alcune figure di spicco di esercito e polizia, di voler prendere il potere nel paese con un colpo di stato. La tensione è altissima, il primo novembre 2013 due militanti di Alba Dorata, Manolis Kapellonis e Yorgos Fundulis vengono assassinati a colpi di mitraglietta fuori da un locale. Verranno accusate le Squadre Rivoluzionarie Popolari Combattenti, anarchici greci, eredità di una strategia della tensione che la crisi ha ridestato.
Maggio 2014. Alba Dorata, coi suoi leader in galera, cresce ancora. Alle elezioni europee, trova il 9,4% dei consensi e manda 3 deputati al Parlamento Europeo. Nello stesso anno, in autunno, il procuratore capo di Atene ha chiesto il rinvio a giudizio per 70 persone, tra cui i 18 deputati di Alba Dorata e il leader Michaloliákos, con l’accusa di “aver costituito, diretto e fatto parte di un’organizzazione criminale” nonché “per possesso illegale di armi a scopo di rifornire l’organizzazione criminale”.
L’ennesimo successo elettorale di Alba Dorata, quello delle elezioni del 25 gennaio, si unisce alla crescita di propaganda e consenso di tutti i movimenti di estrema destra in Europa. Cavalcando miseria e disperazione, indicando l’Unione Europea come malanno per le economie nazionali e gli immigrati come invasori del nostro territorio, venuti per rubare ed uccidere, questi movimenti hanno creato un pericoloso e strisciante sentimento d’odio, che l’Europa ha già conosciuto e che non può permettersi di dover affrontare di nuovo.
La lezione del 1945 ce la stiamo dimenticando, ed è inaccettabile. Essa è e deve continuare ad essere colonna portante dell’idea di Europa che stiamo cercando di costruire. Chiunque stia governando uno qualunque dei 28 paesi dell’Unione ha questa grande responsabilità: diffondere, sempre e comunque, nonostante il periodo difficile che il continente sta vivendo (quando mai ne ha vissuto uno facile?). Dobbiamo sempre ricordare che la via che fazioni politiche come Alba Dorata, Forza Nuova, Casapound e Lega Nord in Italia, l’NPD tedesco, la Democrazia Popolare spagnola e tanti, troppi altri indicano non è e non sarà mai quella giusta.
L’Europa del 2015, settant’anni dopo, è di nuovo in cerca di qualcuno che sconfigga definitivamente ciò che pensavamo fosse morto, negli animi del continente, ma che invece era solo sopito. La mia più grande speranza, il giorno dopo le elezioni greche, è che Alexis Tsipras si faccia generale di una nuova Armata rossa, che sia europea non nazionale, che aiuti tutti a superare l’ignoranza e la miseria, condizioni fondamentali perché le idee neonaziste possano attecchire e che dimostri a chi rievoca certi fantasmi che l’Europa non ha e non avrà mai bisogno di nessuno che marci col passo dell’oca.

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