Delonte West, un matto

I Guaros de Lara sono una squadra di pallacanestro venezuelana e da lunedì 12 gennaio 2015 hanno una guardia tiratrice che si chiama Delonte West. West è un cestista statunitense, è nato a Washington il 26 luglio del 1983 ed è uno dei personaggi più controversi, bizzarri, difficili e discussi degli ultimi dieci anni, nel mondo della pallacanestro.

Dal principio. Delonte West inizia a dimostrare di essere un validissimo giocatore di pallacanestro alla Eleonore Roosvelt High School di Greenbelt, nel Maryland, dove termina l’ultimo anno di liceo alla grande e viene nominato dal Washington Post “All Met Basketball Player of the Year” con 20.2 punti a partita di media, conditi da 6.5 rimbalzi, 3.9 assist e 3.1 palle rubate. Molto bravo.

Numeri così sono indice di talento e West è reclutato dagli scout della St. Joseph’s University di Philadelphia. Con gli Hawks, West gioca molto bene, tanto da arrivare a chiudere il terzo anno col 41% da tre punti. Al draft del 2004 (per i non esperti di NBA, il draft è questa cosa qui) Delonte è scelto dai Boston Celtics, la più titolata squadra della NBA, che al momento si trova in una tremenda crisi di risultati, che si protrae da troppi anni. Scelto al primo giro, alla 24esima posizione. Non male, ma conta poco perché tante prime scelte si sono rivelate mediocri e tanti sconosciuti sono diventati campioni assoluti.

Boston Celtics v/s Washington Wizards April 11,  2011

A questo punto Delonte West ha ventun’anni di vita e la maglia numero 13 dei Boston Celtics addosso. Il primo anno è abbastanza anonimo, infortuni e 39 sole partite giocate su 82, ma nel secondo West inizia a diventare importante. Gioca da titolare 52 delle prime 55 partite, si siede in panchina solo quando si fa male, guarda e impara dal suo capitano Paul Pierce, impara a fare il playmaker (point-guard, negli States) e finisce all’All Star Game del 2006, nella partita Rookie-Sophomore, ovvero quella tra i migliori giocatori al primo anno e i migliori al secondo. Coach Doc Rivers gli perdona i palloni che butta via un po’ troppo spesso, sa di avere davanti un ragazzo alle prime armi, in una squadra mediocre.
West riesce a regalare la vittoria ai Celtics sui sempre tristi Charlotte Bobcats, l’8 novembre 2006, con un canestro sulla sirena e a siglare il suo record di punti in una partita, 31, contro i Minnesota Timberwolves. Rivers, dopo averlo provato come guardia lo riposiziona come playmaker, ed è qui, sul finire della stagione, che Delonte West trova il primo grosso intoppo: l’altro play dei Celtics è un altro ragazzino, tale Rajon Rondo, che dimostra in poco tempo un talento strabiliante (ad ora gioca nei Dallas Mavericks, da pochissimo, ed è uno dei migliori 3-4 playmaker del mondo).
Per West gli spazi si riducono, fino a scomparire. Il 28 giugno del 2007 i Boston Celtics decidono di puntare al titolo e lo scambiano, assieme a Jeff Green e Wally Szczerbiak per Ray Allen, il miglior tiratore da tre di sempre, coi Seattle Supersonics.
I Celtics aggiungeranno a Pierce, Allen e Rondo il grandissimo Kevin Garnett e si prenderanno quel titolo che mancava da troppi anni. Senza Delonte West.
I Seattle Supersonics sarebbero diventati i fortissimi Oklahoma City Thunder di Kevin Durant e Russel Westbrook, dopo il trasferimento della franchigia, ma West non riuscirà nemmeno a far parte di quella squadra, perché nel febbraio 2008 viene spedito, nell’ambito di un altro scambio, a Cleveland. A Cleveland gioca il Re: LeBron James.
Nonostante le prime due siano sfuggite tra le dita (non per demeriti suoi) al ragazzo da St. Joseph’s si profila, all’orizzonte dell’annata 2008/09, la terza grande chance. C’è James, c’è il suo ruolo preferito disponibile e c’è un contratto da 12,7 milioni di dollari in tre anni. Lascia per pochi giorni la squadra in pre-season, i Cavs fanno sapere che il giocatore ha chiesto di poter riposare qualche giorno, perché si sente depresso e stanco. La stagione la comincia regolarmente, e il mondo si scorda questa questione.
Con Mo Williams, Anderson Varejao e Zydrunas Ilgauskas forma un ottimo supporting cast per la stella accecante di James, e i Cavs vincono 66 partite, ma ai playoff si fermano davanti agli Orlando Magic. Nessun risultato nemmeno l’anno successivo, perché sulla strada per la finale ci sono i forti Celtics, ma a questo punto il basket è diventato, per Delonte, un problema secondario.
A settembre del 2009 è stato fermato per eccesso di velocità dalla polizia nel Maryland diretto chissà dove in moto (a tre ruote). Porta con sé due pistole, alcuni coltelli ed un fucile nascosto nella custodia di una chitarra. Tutte le armi sono cariche e per West sono guai seri perchè rischia fino a tre anni di detenzione.
Il processo si trascina, tra indagini, rinvii e svolgimento, per quasi un anno. West se la cava con 40 giorni di servizi socialmente utili, ma deve andare dallo psicologo e viene monitorato dalla polizia.
Non è finita. L’estate del 2010 è quella della “Decision” di LeBron, i Cavaliers sono tutti da rifare e West riceve tre schiaffoni: gli viene diagnosticato un disturbo bipolare, viene spedito ai disastrati Minnesota Timberwolves e, dulcis in fundo, è accusato di aver avuto una relazione con Gloria James. La madre del Re. La madre di LeBron.
Il matto è l’amante della mamma del più forte giocatore di pallacanestro del mondo.
Forse è una bugia, forse no, ma nessuno lo scoprirà mai. Si dice che in quella famosa serie contro i Celtics del 2010, dopo aver tirato col 54% nelle prime tre gare, James sia sceso al 34% perché turbato dalla scoperta della relazione tra il suo compagno di squadra e la madre. Le percentuali di West sono anch’esse precipitate rovinosamente.
Pare una notizia inventata, anche perché entrambi smentiscono. Di certo aiuta a vendere copie, accumulare visite ai siti dei giornali e a riempire palinsesti televisivi. Anche di questo, nel veloce mondo NBA, ci si dimentica in fretta. L’unico che non dimentica è Delonte West, perché da qui in poi, la sua carriera va davvero a rotoli.
I Wolves lo tagliano senza nemmeno farlo scendere in campo e Delonte West si trova di nuovo a Boston, a fare la riserva di quel Rondo che nel mentre è diventato un campione. Salta le prime dieci partite per squalifica, è arrivata la condanna per la questione delle armi in Maryland e certe cose l’NBA non le perdona. La situazione peggiora quando sferra un pugno a Von Wafer, suo compagno di squadra, che aveva abbandonato l’allenamento infastidito dai troppi falli di West. La stagione coi Celtics la finisce con una media di 5.6 miseri punti a partita.
Ancora mezza stagione coi verdi di Boston e il 13 dicembre la guardia passa ai Dallas Mavericks. Migliora, l’incubo pare finito, perché i punti a partita salgono ad una decina, le prestazioni sono buone e i Mavs gli offrono un nuovo contratto, firmato da Delonte a fine luglio del 2012.
Intanto, West ha subito un’umiliazione davvero grande. I Dallas Mavericks, campioni NBA 2011, vanno a trovare il Presidente degli USA. Succede tutti gli anni. I campioni vanno dal Presidente. Ai Mavs campioni 2011 che vengono fotografati con Barack Obama, però, manca un giocatore: Delonte West. Per via dei suoi guai giudiziari, non può mettere piede nella Casa Bianca.
L’amore tra la squadra texana e il giocatore s’incrina il 15 ottobre 2012, perché i Mavericks perdono un’amichevole in pre-stagione e West litiga con tutti. La scena si ripete dieci giorni dopo e il 29 Delonte West lascia la National Basketball Association. Gli tocca la D-League (la “lega di sviluppo”, le franchigie ci mandano i giovani o i giocatori che non trovano spazio nell’NBA per diversi motivi, ma che non vogliono cacciare, come West). Nella D-League West veste la maglia dei Texas Legend, ma solo per una decina di mesi. Ad ottobre West finisce in Cina, Fujian Xunxing. Arriveranno poi un tentativo di tornare nella NBA coi Los Angeles Clippers e di nuovo la Cina, Shanghai Sharks, stavolta. Niente da fare. Il 18 novembre 2014 Delonte West viene tagliato dagli Sharks, l’allenatore gli contesta la “mancata cura della sua forma fisica”.

E siamo al 12 gennaio 2015. Cosa resta a Delonte West è proprio poco. Cosa ha lasciato, per ora? Risse, processi, fucili, una mai confermata relazione con la signora James, tanti soldi agli psicologi d’America e tantissimi ai giornalisti sportivi. Adesso gioca in Venezuela e può ricominciare da capo. Io spero, davvero, che stia bene e che torni nella NBA.
Perchè io, quando giocava coi Celtics, Delonte West lo adoravo. Era il 2006 e guardavo l’NBA di notte, senza volume per non farmi sentire dai miei genitori che dormivano.
C’era Delonte West in campo e io ero pazzo dei Celtics, anche se non vincevano mai e se il numero 13 perdeva troppi palloni. Era mezzo matto (però io non lo sapevo ancora).

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