Cuba Libre, il cocktail del momento o una storia d’amore mai finita

Rum e Cola. Cuba e USA. Un cocktail inattuale rimestato il 17 Dicembre 2014, dopo 50 anni a decantare, da Barack Obama in occasione della liberazione del cittadino americano Alan Gross, arrestato 5 anni fa per importazione di materiale informatico vietato, in cambio della scarcerazione dei tre Cuban Five, spie cubane, ancora in mano statunitense.

Obama ha annunciato pubblicamente la riapertura delle rispettive ambasciate e un alleviamento dell’embargo che resiste, e continuerà a farlo, sin dai tempi di Kennedy presidente. Il bloqueo, in lingua spagnola, non è ai suoi ultimi respiri, perché il primo uomo di colore a governare gli Stati Uniti non ha la maggioranza necessaria – al Senato non ha nemmeno la maggioranza assoluta – per abbatterlo e il regime castrista non ha ancora assolto le condizioni basilari, tra le quali lo svolgersi di libere elezioni, stabilite dal Cuban Democracy Act per la sua cancellazione.
Il Cuba Libre è uno dei cocktail più famosi al mondo: è l’insieme del miglior alcool cubano e del più grande prodotto commerciale della storia degli Stati Uniti. Com’è nato questo connubio? Cuba e USA sono mai stati Stati amici?
La risposta corretta è sì. Ad oggi sembra improbabile ma, più di mezzo secolo prima della crisi dei missili, militari americani e soldati cubani hanno brindato assieme: “Cuba libre!”.
È il 1898 ed è in corso la guerra ispano-americana che già pochi mesi più tardi vedrà il successo dei conquistati sui conquistatori. L’interesse di Cuba è uno solo, liberarsi dall’occupazione spagnola, e così per ringraziare i vicini dell’aiuto decideranno di essere un protettorato statunitense per i successivi cinquant’anni; gli USA invece si contendono, e riusciranno ad ottenere, ben altro: la stessa Cuba, Portorico, le Filippine e, sempre lì ma un po’ più al largo, l’isola di Guam.
I risultati del conflitto sono particolarmente interessanti per noi italiani, per due motivi. In primo luogo ci farà dimenticare per sempre della dominazione spagnola nelle Filippine, costringendoci a chiederci perché persone da provenienti da parti del mondo così lontane – filippini e sudamericani – si assomiglino così tanto. Inoltre la momentanea difficoltà nel reperimento di cereali provocherà l’aumento del prezzo del pane, scatenante i moti di Milano, quelli sedati da Bava Beccaris cannoneggiando sulla folla. Gli stessi che istigheranno l’esule Gaetano Bresci ad attraversare un oceano per attentare alla vita di Umberto I di Savoia, sino a quel momento Re d’Italia.
A parte questo l’Europa rimarrà a lungo spettatrice del rapporto Cuba-USA sino a quando l’intervento di un altro Stato continentale, la Grande Madre Russia, sancirà la fine dell’amore tra la colossale potenza mondiale e la sua, dolce quanto lo zucchero di canna di cui è ricca, compagna.
C’è da dire che la storia aveva già avuto alti e bassi: c’ erano stati il colpo di Stato militare, il colpo di Stato di Batista e il secondo colpo di Stato di Batista, ma non solo. Proprio in occasione dell’ultimo è successo quel qualcosa che contribuirà a far diventare Cuba il teatro principale di uno degli atti più caldi della Guerra Fredda.
È in questi giorni che per la prima volta risuona all’interno dei fatti della politica cubana un cognome, di 6 lettere, destinato a diventare LA politica cubana: Castro.
Fidel Alejandro Castro Ruz è un avvocato e giornalista ventenne quando si presenta per la prima volta a quello che sarà il suo Stato. Il debutto in società non avviene in una grande sala da ballo, ma in tribunale: denuncia Batista per violazione della Costituzione, un gesto fragoroso che non genera il clamore che avrebbe meritato.
Allora Fidel decide di scavalcare le regole di una società che non è la sua e, il 26 Luglio del 1953, assale Caserma Moncada, importante base militare, ma il tentaitvo fallisce, un’ottantina di rivoltosi vengono uccisi e lui viene arrestato. Prima di essere chiuso in una cella avrà l’ardore di dire: “La storia mi assolverà”.
Fidel é amnistiato da Batista e va in esilio prima negli Stati Uniti e poi in Messico, sapendo che quando tornerà in patria sarà per liberarla.
Trascorrono 6 anni e finalmente giunge il momento di rimettere piede a casa. Fidel, Ernesto, di cognome Guevara, e Raul, anche lui Castro Ruz, sono a capo di 82 uomini – numero curiosamente vicino a quello dei giustiziati a Caserma Moncada – che ben presto diventeranno migliaia e passeranno alla storia come Movimento del 26 de Julio, liberatore dell’isola di Cuba. Anche quella sera, c’è da scommetterci, in molti avranno brindato, tra le labbra un buon sigaro, all’urlo di “Cuba Libre!”.
Il regime, perché di questo si tratta, del Líder máximo ha bisogno di soldi e tenta la via dell’espropriazione dei beni terrieri, una mossa che non può piacere ai liberisti Stati Uniti d’America, e invece molto affine ai metodi, che oggi non esiteremmo a definire sovietici, dell’URSS.
Nikita Kruscev, lusingato dal gesto emulativo, stacca il grosso assegno di cui Castro ha estremamente bisogno e, anno 1961 dopo la nascita di Cristo, Cuba é una Repubblica Socialista. Fidel ha tradito Kennedy col suo peggior nemico ma fa pure peggio, nazionalizza l’intero settore petrolifero. Non é una dichiarazione di guerra, ma quasi. JFK, in nome del popolo americano, non può perdonare un affronto del genere e instaura el bloque.
Non basta. Gli USA organizzano un colpo di Stato favorendo l’entrata a Cuba di un gruppo di esuli, ma il tentativo fallisce. Castro non gradisce e di concerto con Kruscev fa installare missili russi sul suolo cubano. Kennedy lo scopre e schiera la flotta intorno all’isola.
Sono giorni di tensione: Castro ha scritto a Kruscev dandogli il suo personale permesso e appoggio morale per sganciare la bomba atomica sugli Stati Uniti d’America se anche un solo soldato dovesse calpestare i Caraibi socialisti. La situazione è gravissima, i blocchi creatisi in seguito alla Seconda Guerra Mondiale sono sul punto di scontrarsi e ne minacciano una terza, che inizierà esattamente come tragicamente si è conclusa la precedente.
All’improvviso l’affare si disfa, è decisiva la mediazione di Papa Giovanni XIII che ricorda ad americani e russi, con una lettera che sarebbe bello affiancare per contrasto a quella del leader cubano, “i gravi doveri di coloro che portano la responsabilità del potere”.
Proprio questo intervento papale ci permette di fare un enorme balzo temporale e ritornare ai giorni nostri. Infatti ancora una volta è la Chiesa di Roma a rivendicare un ruolo fondamentale nella trattativa, come spiega il cardinale Parolin, di papa Francesco I che, di sua spontanea iniziativa, ha scritto a Barack Obama e Raul Castro, fratello e dal 2006 successore del Líder máximo, convicendoli ad un riavvicinamento storico.
Come già detto, questo è solo il primo passo, e non è detto ce ne siano altri nel breve periodo, verso una riappacificazione. È, si può dire, lo sforzo di uomo tradito ma ancora innamorato per lasciarsi alle spalle le anacronistiche scorie di un torto passato e riuscire a guardare con gli stessi occhi di una volta la sua infedele amata. Lei, da parte sua, lascia trasparire leggeri gesti di accondiscienza. Basterà?

E voi incoraggerete questo amore? Se volete potete farlo già stasera. Come? Brindando “Cuba Libre!”.

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